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10 Ottobre 2024
9:00

In che modo la polvere del Sahara può “pulire” l’atmosfera?

Il ferro trasportato dai venti insieme alla polvere del Sahara potrebbe aiutare la sopravvivenza del fitoplancton. Che, in maniera naturale, è in grado di assorbire carbonio sottraendolo all'atmosfera.

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In che modo la polvere del Sahara può “pulire” l’atmosfera?
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Il Sahara potrebbe rivelarsi un alleato contro la crisi climatica. Il segreto? Le tempeste di polvere. Passo indietro.

Questi fenomeni che ogni anno trasportano in Europa polvere del deserto, accanto ai potenziali rischi per la salute, hanno anche una grossa utilità. Essendo ricche di minerali, queste polveri nutrono vari ecosistemi garantendo la sopravvivenza di esseri animali e vegetali.

Particolarmente importanti sono le concentrazioni di ferro, un micronutriente alla base di processi vitali come la respirazione, la fotosintesi e la sintesi del DNA.

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Il fitoplancton, per esempio, senza ferro non potrebbe crescere, prosperare e nemmeno svolgere la sua attività di cattura del carbonio presente in atmosfera.

Questo minerale però spesso è una risorsa limitata, specie negli oceani. Vi arriva attraverso fiumi, ghiacciai in scioglimento e soprattutto vento ma non è sempre utilizzabile. Non sempre, insomma, si trova in una forma ”bioreattiva” e sfruttabile dagli organismi che le assorbono dall’ambiente.

Meno ferro disponibile significa, dunque, anche meno fitoplancton che assorbe carbonio. Ed è qui che secondo un gruppo di ricercatori della Florida State University, entrano in gioco le tempeste di polvere del Sahara.

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Gli scienziati infatti hanno scoperto che il ferro che vola insieme alla polvere del deserto può nutrire gli ecosistemi marini, soprattutto quelli più lontani contribuendo alla sopravvivenza di fitoplancton utile, anche contro il climate change.

Analizzando i campioni di fondale prelevati da zone marine limitrofe al deserto del Sahara, hanno scoperto infatti che il ferro trasportato con la polvere a distanze maggiori subirebbe dei processi chimici che lo rendono più “bioreattivo”.

Durante il trasporto atmosferico a lunga distanza, dunque, le proprietà minerali del ferro legato alla polvere originariamente non bioreattivo cambierebbero, rendendolo più bioreattivo.

Ciò significa che più aumenta il ferro negli oceani, più sale la quantità di fitoplancton e, di conseguenza, anche la concentrazione di carbonio rubato all’atmosfera.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.