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5 Agosto 2020
16:30

In Olanda è nato un polipo-robot per pulire il mare dalle microplastiche

Un'idea dell'università della Tecnologia di Eindhoven potrebbe permetterci di catturare le microparticelle nocive.

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In Olanda è nato un polipo-robot per pulire il mare dalle microplastiche
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Dall'università della Tecnologia di Eindhoven, in Olanda, arriva un progetto potenzialmente rivoluzionario nell'ambito della pulizia delle acque: un piccolo robot wireless, grande appena 1 centimetro per 1 centimetro, che sarebbe in grado di catturare le particelle contaminanti. Come si legge nello studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the national academy of sciences, per sviluppare l'automa gli scienziati hanno preso spunto dagli antozoi, i piccoli polipetti che compongono i coralli. Questi si muovono grazie alla luce e, interagendo con l'ambiente circostante grazie a correnti autoprodotte, riescono ad attirare le particelle di cibo.

I mini-robot ideati dai ricercatori di Eindhoven si comporterebbero circa allo stesso modo: realizzati in polimeri a reazione rapida, si muovono sotto l'influenza della luce (i tentacoli) e della gravità (lo stelo) e catturano le particelle contaminanti nell'acqua circostante, comprese tra queste le microplastiche. Gli automi avrebbero quindi la doppia funzione di catturare particelle inquinanti e di trasportarle allo stesso tempo per delle analisi.

Il robot, scrive l'Agi, sarebbe in grado di adattarsi alla composizione del liquido circostante. Adesso però la sfida è creare un dispositivo più grande o una serie di polipi che possano lavorare insieme. In questo modo sarebbero in grado di trasportare le particelle su lunghe distanze e trasferirle tra di loro, oltre a poter catturare dei virus presenti nell'acqua, diventando determinanti anche nella ricerca biomedica. Per far questo, gli scienziati dovranno calibrare meglio le lunghezze d'onda alle quali risponde il materiale: la ricerca prosegue, e i primi risultati sembrano incoraggianti.

Sono nato a Venezia, un posto magico, che tuttavia potrebbe diventare un simbolo dei danni della crisi climatica in cui viviamo. Da giornalista, ma anche da ottimista, voglio raccontare come possiamo combatterla, attraverso l’impegno della scienza e della gente. Ho collaborato con diverse testate, parlando di tutto, cercando di usare le parole come specchio per mostrare gli avvenimenti nel mondo, e non come sguardo personale da imporre. Mi piacerebbe andare ovunque, ma vorrei trovare un mezzo di trasporto sostenibile al cento per cento.