Inquinamento da microplastiche, non si salva neppure l’Everest

Le analisi condotte da un team di ricercatori britannici sui campioni raccolti tra 5.300 e 8.840 metri di altitudine hanno confermato la presenza di microplastiche nelle nevi perenni della montagna più alta del mondo. La concentrazione maggiore è stata trovata vicino al campo base, dove gli alpinisti lasciano tracce del loro passaggio soprattutto attraverso tende, indumenti e corde.
Federico Turrisi 24 Novembre 2020

Ormai è ufficiale: non c'è alcun luogo della Terra immune dall'inquinamento provocato dalle attività umane. Nel 2018 tracce di plastica erano state trovate perfino nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo del nostro pianeta. Ma adesso sappiamo che sono presenti anche sul tetto del mondo, ossia sul monte Everest.

In realtà, il problema della plastica nella regione himalayana non è nuovo. Lo scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale ha portato a valle una grande quantità di rifiuti lasciati abbandonati per decenni ad alta quota da turisti ed escursionisti, e nella primavera del 2019 sul versante nepalese dell'Everest è stata condotta un'operazione record di pulizia che ha permesso di raccogliere oltre 11 mila tonnellate di spazzatura.

Uno studio realizzato dai ricercatori dell'Università di Plymouth, nel Regno Unito, ha invece preso in considerazione l'inquinamento legato alle microplastiche, cioè a quelle microparticelle di materiale plastico dalle dimensioni inferiori ai 5 millimetri che si disperdono nell'ambiente. Hanno dunque analizzato i campioni di neve prelevati durante una precedente spedizione del National Geographic in 11 località intorno alla cima dell'Everest, a un'altitudine compresa tra i 5.300 e gli 8.440 metri.

Risultato: le microfibre di plastica sono state trovate in tutti i campioni, con una media di 30 microparticelle per litro d'acqua. Il campione più contaminato ne presentava 119. Le più alte concentrazioni di microplastiche sono state trovate vicino al campo base, dove generalmente gli scalatori trascorrono la maggior parte del tempo. Le particelle, sottolineano i ricercatori, derivano molto probabilmente dagli indumenti realizzati con materiali sintetici, dalle tende e dalle corde usate dagli alpinisti stessi.

Ma non bisogna trascurare anche l'azione del vento, che può trasportare le microplastiche fino a grandi distanze. Non a caso, altri studi scientifici hanno dimostrato la presenza di microplastiche nel cuore delle Alpi e dei Pirenei oppure nei parchi nazionali americani, in luoghi remoti dove l'attività antropica è pressoché inesistente. Eppure, noi esseri umani riusciamo ad alterare indirettamente tutti gli ecosistemi naturali. È l'Antropocene, bellezza.

Fonte | "Reaching New Heights in Plastic Pollution – Preliminary Findings of Microplastics on Mount Everest", pubblicato su One Earth il 20 novembre 2020.