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19 Agosto 2021
10:00

La conservazione di molte animali, piante e habitat è a rischio: l’allarme di Ispra

Dall'ultimo report dell'Ispra emerge una situazione critica per la biodiversità italiana, causata quasi tutta dall'attività umana.

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La conservazione di molte animali, piante e habitat è a rischio: l’allarme di Ispra
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L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha presentato il nuovo rapporto sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali e degli habitat tutelati a livello comunitario presenti in Italia. Il documento si basa sui dati italiani prodotti in risposta ai regolamenti europei in materia di biodiversità e mostra una situazione critica, almeno sotto certi aspetti. Sono in stato di conservazione sfavorevole, secondo l'Ispra, il 54 per cento della flora e il 53 per cento della fauna terrestre, ma anche il 22 per cento delle specie marine, il 37 per cento delle specie di uccelli e addirittura l'89 per cento degli habitat terrestri.

Va detto che l'Italia rimane uno dei paesi europei con la maggior ricchezza di specie e di habitat e con i più alti tassi di specie esclusive del proprio territorio. Una biodiversità straordinaria che però va tutelata meglio: «I risultati fanno emergere l’urgente necessità di un maggiore impegno nella conservazione e gestione di specie e habitat in Italia – si legge nella presentazione del report -, anche in riferimento agli obiettivi della nuova Strategia Europea sulla Biodiversità per il 2030».

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Quasi tutte le ragioni dei problemi di conservazione sono di origine antropica, dipendono cioè dalla nostra attività. Il consumo di suolo, l'agricoltura intensiva e l'urbanizzazione causano la perdita di habitat, che si riflette a sua volta sulla flora e la fauna a rischio estinzione. In ambito marino ci sono le catture accidentali, l'inquinamento dei trasporti e delle infrastrutture, i danni ai fondali. Inoltre, ammonisce il report dell'Ispra, «è anche essenziale rafforzare gli sforzi di monitoraggio, perché le norme comunitarie impongono un salto di qualità nei dati che dovranno essere trasmessi nei prossimi anni».

Sono nato a Venezia, un posto magico, che tuttavia potrebbe diventare un simbolo dei danni della crisi climatica in cui viviamo. Da giornalista, ma anche da ottimista, voglio raccontare come possiamo combatterla, attraverso l’impegno della scienza e della gente. Ho collaborato con diverse testate, parlando di tutto, cercando di usare le parole come specchio per mostrare gli avvenimenti nel mondo, e non come sguardo personale da imporre. Mi piacerebbe andare ovunque, ma vorrei trovare un mezzo di trasporto sostenibile al cento per cento.