La crisi climatica colpisce ancora, da una parte all’altra del globo: gli incendi divorano la Siberia e l’Oregon

In Russia è stato distrutto oltre un milione e mezzo di ettari di foreste, e gli abitanti dei villaggi colpiti hanno lanciato un appello disperato al presidente Putin: “L’aria è irrespirabile”. Negli Stati Uniti invece il fumo sprigionato dai roghi nella West Coast è arrivato fino alla costa opposta, oscurando la città di New York. Il cambiamento climatico è qui e ora.
Federico Turrisi 22 Luglio 2021

Scenari apocalittici, destinati a diventare sempre più frequenti se la temperatura terrestre continua ad aumentare. Non facciamo che ripeterlo da anni: la crisi climatica è la sfida del nostro tempo e dobbiamo affrontarla adesso, senza più rinvii o indugi. Perché il tempo è ormai scaduto, e gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto i nostri occhi.

Nelle settimane scorse ti avevamo parlato dell'ondata di calore record che aveva investito la costa occidentale di Canada e Stati Uniti. Ebbene, la situazione rimane decisamente critica in quell'area del pianeta. Dallo scorso 6 luglio il "Bootleg Fire", il più grande incendio attivo degli Stati Uniti (e uno dei più estesi mai registrati nella storia americana), non smette di seminare distruzione e ha mandato finora in cenere oltre 1.600 chilometri quadrati di foreste nello stato dell'Oregon. Il fumo che si è alzato dai roghi ha percorso migliaia di chilometri ed è arrivato perfino nella East Coast. Sono impressionanti le immagini di Manhattan coperta dalla coltre di fumo.

Le cose non vanno meglio in Siberia, dove a causa delle temperature al di sopra della media si è originata ancora una volta una serie di incendi devastanti. Da settimane le fiamme stanno divorando la taiga, e le stime parlano di oltre un milione e mezzo di ettari di vegetazione andati in fumo finora. Il punto è che a causa degli incendi si è levata una nube tossica che costituisce un pericolo per la popolazione.

L'aria è diventata irrespirabile: i servizi di monitoraggio atmosferico hanno rilevato livelli di particolato fine (PM 2.5) elevatissimi, anche 40 volte superiori alle linee guida raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ragion per cui le autorità della Jacuzia, nella Siberia orientale, hanno chiesto agli abitanti di rimanere il più possibile in casa. Il governo russo ha chiesto perfino l'intervento dell'esercito per tentare di domare i roghi, dopo che la popolazione delle aree colpite si è rivolta direttamente al presidente Vladimir Putin.

Non dimentichiamoci che se bruciano le foreste, perdiamo dei preziosi alleati nella lotta contro i cambiamenti climatici, e anzi si finisce per alimentare un circolo vizioso. Il servizio satellitare europeo Copernicus ha riferito che gli incendi boschivi nella Jakuzia hanno rilasciato 65 megatonnellate di carbonio dal 1 giugno, una cifra ben al di sopra della media del periodo 2003-2020. Se gli incendi dovessero proseguire per tutta la stagione estiva è molto probabile che verrà eguagliato, se non superato, il record negativo dello scorso anno. E questo è un problema, non soltanto per la Siberia.