La denuncia di Oxfam alla Cop26: l’inquinamento prodotto dai “paperoni” del mondo mette a rischio gli obiettivi climatici

In uno studio realizzato in collaborazione con l’Institute for european environmental policy e lo Stockholm environment institute, l’ong mette in evidenza come nel 2030 l’1% più ricco del mondo sarà responsabile di una quantità di emissioni 30 volte superiore ai limiti richiesti per rispettare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi.
Federico Turrisi 8 Novembre 2021

La popolazione dei Paesi più poveri del pianeta è quella che subisce le conseguenze più drammatiche della crisi climatica. Eppure è quella che storicamente ha contribuito meno con le sue emissioni. Questo è il paradosso. In diverse occasioni lo ha denunciato Vanessa Nakate, attivista di Fridays for Future Uganda. Lo denunciano da mesi, anzi da anni, i manifestanti che scendono in piazza urlando "giustizia climatica adesso" e chiedendo ai leader politici interventi immediati per contrastare l'emergenza climatica.

Altro che incolpare l'India: per la cronaca, se andassimo a vedere i grafici sulle emissioni pro capite degli Stati del mondo, noteremmo che un cittadino indiano produce mediamente 1,91 tonnellate di anidride carbonica, mentre uno statunitense 16,06 tonnellate (cioè otto volte di più). Il problema dei problemi allora è un sistema economico che distrugge l'ambiente e crea enormi disuguaglianze sociali.

Nel 2030 le emissioni di CO2 prodotte dall'1% più ricco della popolazione mondiale saranno 30 volte superiori ai livelli necessari per rispettare l'obiettivo di contenimento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5  gradi rispetto all'epoca preindustriale, rappresentando il 16% delle emissioni totali. È quanto emerge da uno studio commissionato da Oxfam, realizzato in collaborazione con l’Institute for European Environmental Policy (Ieep) e lo Stockholm Environment Institute (Sei) e presentato nei giorni scorsi durante la Cop26 di Glasgow.

Per sperare di rimanere in uno scenario con un aumento della temperatura terrestre inferiore a 1,5 gradi, ogni persona sul pianeta dovrebbe emettere annualmente circa 2,3 tonnellate di Co2, ovvero la metà della media attuale. Ma mentre, secondo le stime di Oxfam, l'1% più ricco supererà questa soglia di 30 volte per la fine del decennio, il 50% più povero rilascerà appena una tonnellata di CO2 all'anno e – oltre al danno la beffa – continuerà a subire gli effetti più disastrosi dei cambiamenti climatici.

Questi dati dovrebbero far riflettere. Pensa che un singolo volo spaziale per i super-ricchi (vedi il caso della Blue Origin di Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon, nonché secondo uomo più ricco del mondo) rilascia in atmosfera almeno 75 tonnellate di Co2, ovvero quanto emette il miliardo di persone più povere del pianeta in un anno.

Viviamo in un mondo in cui una ristrettissima élite sembra avere il permesso di inquinare senza limiti, alimentando condizioni meteorologiche estreme in tutto il mondo e mettendo a repentaglio l'obiettivo internazionale di limitare il riscaldamento globale ”, ha affermato Nafkote Dabi, responsabile Politiche Climatiche di Oxfam, che chiede di tassare il cosiddetto "carbonio di lusso". Dovrebbe essere ormai chiaro che sviluppo sostenibile significa innanzitutto equità sociale. Chissà se i decisori politici mondiali riuniti a Glasgow per la Cop26 terranno abbastanza in considerazione questo messaggio.

Fonte | "Carbon inequality in 2030: Per capita consumption emissions and the 1.5⁰C goal" pubblicato da Oxfam il 5 novembre 2021.