La sfida di Giovanni Montagnani: raggiungere Davos in sci per chiedere lo stop ai finanziamenti alle fonti fossili

Ieri è partito dalla Valmalenco insieme ad altri tre compagni appassionati di scialpinismo alla volta della cittadina svizzera dove si tiene in questi giorni il World Economic Forum. Obiettivo, dare visibilità alle istanze dei movimenti ambientalisti e chiedere ai grandi del pianeta una vera svolta: “L’impegno della politica sia direzionare la collettività e i mercati verso l’immediata decarbonizzazione”.
Federico Turrisi 22 gennaio 2020

Per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei rappresentanti dei governi e delle istituzioni mondiali sul tema dell'emergenza climatica e per invitare a un'azione globale incisiva ed immediata ogni mezzo è lecito. Greta Thunberg, per esempio, ha scelto la forma dello sciopero scolastico, e il suo gesto ha creato un seguito davvero straordinario: guarda solo quanti giovani prendono parte ai global climate strike in tutto il mondo.

Giovanni Montagnani, ingegnere formatosi al Politecnico di Milano, Luca Fontana, fotografo specializzato in paesaggi montani incontaminati, Michele Dondi, laureato in Matematica all'Università degli Studi di Milano e analista programmatore in ambito finanziario, e Marco Tosi, guida alpina e tecnologo alimentare, hanno scelto la montagna, lo scialpinismo e soprattutto il World Economic Forum, che ha preso il via ieri a Davos, in Svizzera. La spedizione, denominata "Your path is to nowhere" (ossia "La tua strada è verso il nulla") e rigorosamente a impatto zero, ha un obiettivo molto chiaro: portare la lotta contro il cambiamento climatico sulla scena del più importante vertice che riunisce politici ed economisti di tutto il mondo e chiedere un intervento immediato, concreto in favore della decarbonizzazione.

La loro è un'azione spettacolare, se vogliamo definirla così: percorrere più di 80 chilometri nel cuore delle Alpi Retiche, affrontando 3500 metri di dislivello (senza considerare poi il ritorno!) non è da tutti. Tant'è che l'avventura dei quattro ha attirato subito l'attenzione dei media: ne hanno parlato davvero tutti, dai siti di informazione più settoriali ai principali telegiornali nazionali. "Considero già un piccolo successo che al Tg1 sia stata usata l'espressione crisi climatica. L'inizio di un cambio di dialettica nei media su questi temi è un importante passo in avanti". A parlare è uno dei quattro protagonisti: Giovanni Montagnani, 29 anni, di Sesto Calende (paese della provincia di Varese, sul lago Maggiore). Oltre ad essere un papà e a preparare una tesi di dottorato in ingegneria nucleare, dedica molte delle sue risorse e del suo tempo all'attivismo ambientalista.

Nell'ottobre del 2018, all’indomani della pubblicazione del report speciale dell’Ipcc sul riscaldamento globale a 1,5 °C, ha dato vita a CrowdForest, "un canale di comunicazione indipendente che si rivolgesse in particolare ai nostri coetanei, ma anche alle istituzioni locali". Oltre all'organizzazione di incontri di divulgazione ambientale, c'è spazio anche a progetti concreti: come quello di "Allontanare le montagne", in cui insieme al fotografo Luca Fontana propone e documenta un modello di turismo montano sostenibile, lontano dalle infrastrutture che impattano in maniera rilevante sull'ecosistema alpino, oppure come quello, ancora in fase di sperimentazione, legato alle seedballs da utilizzare per la riforestazione di zone boschive danneggiate da incendi e tempeste. Ma questa è un'altra storia.

Il piano del gruppo di scialpinisti, che è partito ieri da Chiareggio (provincia di Sondrio), in Valmalenco, è arrivare a Davos domani sera, così da essere venerdì – ti dice qualcosa questo giorno della settimana? – per le strade della cittadina svizzera a manifestare. Il World Economic Forum di quest'anno ha un sapore molto particolare. Certo, l'ospite più atteso è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che è un negazionista climatico. Ma al centro dei numerosi interventi ci dovrebbero essere la green economy e lo sviluppo sostenibile e sicuramente sentiremo parlare, soprattutto dagli esponenti dell'Unione Europea, di Green New Deal e di investimenti per la transizione ecologica. Ma dietro a tutte queste belle parole si nasconde una minaccia: il greenwashing.

"Guardiamo al dibattito sulla dismissione delle centrali a carbone in Sardegna. Io governo, sostengo di fare un investimento verde, perché sto portando il gas sull'isola utilizzandolo come fonte energetica di transizione. Ecco un chiaro esempio di greenwashing da parte delle istituzioni politiche. è vero che l’abbandono del carbone in favore del metano porterà a una riduzione delle emissioni di gas climalteranti ma non le annullerà mai. L’obiettivo che si è posta l’Unione Europea è quello di arrivare entro il 2050 alla carbon neutrality, cioè alle zero emissioni nette, non di abbassarle un poco. L’impegno della politica dovrebbe essere invece direzionare la collettività e i mercati verso la decarbonizzazione".

Già, i mercati, questa sorta di mano invisibile che governa il mondo. Lo scorso 14 gennaio Larry Fink, co-fondatore, ceo e presidente di BlackRock, ossia della più grande società di investimento al mondo che gestisce un patrimonio da 7 mila miliardi di dollari, ha inviato ai clienti una lettera in cui sottolinea come il cambiamento climatico stia portando a una profonda rivalutazione del rischio e del valore degli asset e di come inevitabilmente la sostenibilità rimodellerà gli investimenti e la finanza. Una mossa che è stata salutata come una svolta epocale, ben più determinante dell'Accordo di Parigi del 2015.

"Alla Cop25 di Madrid ho avuto occasione di parlare con alcuni membri dell'Ipcc e loro mi hanno detto che l'unica possibilità per cambiare le cose è uno stravolgimento nei mercati. Loro non guardano che cosa sono l'umanità e la natura, sono guidati solo dal profitto. Il mercato non è buono né cattivo; è cieco e distrugge tutto ciò che tocca, come nel caso della foresta amazzonica o delle popolazioni africane. Se la politica non riesce a mettere le briglie a un mercato fuori controllo, gli investimenti non andranno mai nella direzione giusta".

E allora quale vetrina migliore del World Economic Forum per ricordare quali devono essere le priorità dei governi di tutto il mondo? L'emergenza climatica minaccia il futuro del pianeta, quindi di tutti noi. La stella polare che guida Giovanni e i suoi compagni verso Davos è più luminosa che mai e la loro impresa vuole essere più che altro uno scossone generale. Siamo tutti chiamati a rispondere all'appello, non solo i potenti della Terra.

"Il nostro scopo è dare visibilità al movimento ambientalista e rendere trasversale il messaggio: ognuno può e deve fare qualcosa in base a quello che sa fare. Sappiamo sciare, allora andiamo a protestare per la crisi climatica sciando! Possiedi un ristorante? Puoi togliere la carne di manzo dal menu e farlo con orgoglio, motivando la tua scelta! Non sono d’accordo con chi dice che è colpa solo dell'inerzia della politica; anche noi abbiamo un ruolo come consumatori. È vero, la politica ha un peso rilevante per innescare il cambiamento, ma se non siamo in grado di dare il buon esempio a noi stessi, figuriamoci se riusciamo a darlo agli altri".

Foto di Luca Fontana