La spiaggia del Tono, a Milazzo, si è ridotta di 10 metri in un anno e la colpa è delle attività umane

10 metri in un solo anno. Si tratta del ritiro che ha subito la spiaggia siciliana del Tono di Milazzo, la cui progressiva scomparsa è stata denunciata da Legambiente. Una scomparsa dovuta principalmente all’intervento dell’uomo sul litorale.
Sara Del Dot 27 maggio 2020

Le abbiamo sempre date per scontate, convinti un’estate dopo l’altra di ritrovarle uguali e immobili dove le avevamo lasciate. A volte, addirittura portandocene a casa un pezzetto. Sono le nostre distese sabbiose, le spiagge che rappresentano un terzo delle coste del mondo intero su cui anno dopo anno stendiamo asciugamani e piantiamo ombrelloni, dove ci sediamo osservando tramonti, cornice perfetta di incontri romantici o solitarie riflessioni personali. E non sono soltanto questo. Le spiagge infatti rappresentano il collegamento tra la terra e il mare, l’anticamera dell’oceano attraverso cui possiamo avvicinarci gradualmente all’acqua, e rappresentano anche una protezione da fenomeni meteorologici inaspettati. Un valore ambientale inestimabile, che tuttavia a breve potrebbe non essere più una certezza inossidabile.

Gli esempi ci appaiono davanti agli occhi, sempre più spesso, anno dopo anno. Solo guardando l’anno scorso, basta pensare al concerto di Jovanotti che avrebbe dovuto tenersi il 27 luglio sull’arenile di Albenga, spostato a causa di un’inaspettata riduzione dello spazio a disposizione (circa 12 metri in meno rispetto al 2018). O la spiaggia di Alassio per cui, sempre la scorsa estate, è stato scomodato addirittura il Codacons a difesa dei bagnanti che si lamentavano di dover pagare un prezzo troppo elevato per stare in un’area sempre più ridotta. O ancora alle coste messinesi, messe a dura prova dall’intervento dell’uomo per la costruzione di moli, porti o porticcioli per cui si sono rese necessarie colate di cemento distruttive per la costa naturale.

La prova che l’erosione delle spiagge è un problema concreto e reale ce l’ha data un recente studio sull’erosione delle coste sabbiose, di cui ti abbiamo già parlato in questo articolo. I ricercatori che hanno condotto lo studio, hanno lanciato una proiezione futura che prevede la scomparsa di tutte le spiagge del mondo entro il 2100, se si continua di questo passo. Ma si continua a fare cosa? Beh, a intervenire indiscriminatamente sulle coste attraverso costruzioni e cementificazione, a produrre emissioni di gas serra che, alzando la temperatura globale provocano lo scioglimento dei ghiacciai e un progressivo innalzamento del livello dei mari.

L’ultimo caso di spiaggia “scomparsa” risale a qualche giorno fa e vede protagonista la riviera di Ponente a Milazzo, in particolare la baia di Tono. Questa spiaggia molto amata, infatti, nel corso del solo ultimo anno ha perso ben 10 metri e Legambiente, che ha lanciato l’allarme, ha affermato che si tratta di un arretramento mai visto prima.

La colpa, naturalmente, è anche e soprattutto dell’intervento umano. Infatti, sembra che la struttura stratigrafica della spiaggia sia stata fortemente compromessa a causa dell’asportazione di grosse quantità di sabbia sfasandone gli equilibri naturali dell’ecosistema e rendendo l’arenile fragile e cedevole. Ora lo spazio è costellato di sprofondamenti e dislivelli che possono essere anche pericolosi per chi ci transita.

L’associazione ha voluto sottolineare che la rimozione o lo spostamento di sabbia in grandi quantità è vietata e che i gestori degli stabilimenti balneari dovrebbero prestare maggiore attenzione e cura degli spazi senza mettere in pericolo gli equilibri naturali a favore del profitto. La richiesta, ora, è quella di riconsiderare le normative che regolano l’uso del demanio marittimo e le concessioni, in un’ottima di maggiore salvaguardia di un patrimonio già troppo a rischio.