La storia di Nicola Santamaria: l’uomo che ha abbandonato la città per piantare alberi

Da oltre 30 anni Nicola Santamaria ha riempito Montalbano Elicona, un piccolo comune di poco più di 2mila abitanti nella zona di Messina, in Sicilia, di oltre 4mila alberi: con le sue mani ha messo a dimora castagni, noci, ciliegi e noccioli. Nella giornata nazionale degli alberi, la sua storia è ciò che ci serve per prendere coscienza che ciascuno di noi può fare la differenza per il Pianeta.
Kevin Ben Alì Zinati 21 Novembre 2021

La Cop26 ci ha lasciato il messaggio chiaro che gli accordi e le parole dei leader internazionali – a volte risuonate davvero come bla bla bla – non possono oscurare. E cioè che il nostro Pianeta ha bisogno di qualcosa di più.

Il patto di Glasgow ha ridefinito cosa dovremo fare per mantenere l’aumento della temperatura globale sotto i 1,5° ma, sebbene accettato all'unanimità dai 197 Paesi partecipanti, è apparso come una delusione: non una sconfitta, ma certamente un accordo al ribasso.

Specialmente dopo il colpo di coda finale di India e Cina, due tra i Paesi maggiormente impattanti. Quando a pochi centimetri dalla chiusura della Conferenza si sono battute per sostituire il più drastico verbo “eliminare” in riferimento alle centrali a carbone con un termine più morbido, “ridurre”, moltissimi l’hanno pensato: “D’accordo, ora serve un miracolo”.

Ciò di cui abbiamo bisogno però non sono i miracoli, bensì coraggio e determinazione. Serve che ciascuno di noi prenda coscienza della propria condizione di essere umano che vive su questo Pianeta. È questo senso di identità e appartenenza che ci può dare la forza di credere che possiamo fare la differenza.

Ci servono più persone come Nicola Santamaria. Il suo nome non lo troverai tra i big delle conferenze dell’Onu e nemmeno nell’elenco dei partecipanti alle manifestazioni ambientaliste. Puoi trovare Nicola Santamaria in un angolino del nostro Pianeta che corrisponde alle coordinate geografiche di Montalbano Elicona, un comune di poco più di 2mila abitanti nella zona di Messina, in Sicilia.

Questo è un cantuccio di mondo che oggi è un po’ più ricco di verde e di speranza da quando Nicola, più di 30anni fa, qui ha cominciato a piantare alberi.

Dopo una vita fatta di lavoro e confusione, come ha raccontato in una recente intervista, Nicola ha sentito il bisogno di dare un senso al suo tempo. Così dalla città si è spostato nella natura, ha individuato un terreno abbandonato e ha iniziato a riempirlo di piante. Negli anni ha messo a dimora oltre 4mila esemplari tra cui castagni, poi noci, ciliegi e anche noccioli, l’albero che Nicola ama di più.

Come puoi immaginare non è andato tutto sempre nel migliore dei modi. Ogni sfida mette gli audaci su salite e terreni sconnessi e quello che ha incontrato Nicola era fatto di vero ostruzionismo, di alberi adulti danneggiati e piantine giovani tagliate.

Le piante possono contribuire alla riduzione dell'anidride carbonica, assorbendo quasi il 30% delle emissioni antropiche ma Nicola sa bene che questo, purtroppo, non sarà sufficiente. È consapevole che serviranno strategie internazionali che fermino la deforestazione e riducano le emissioni di metano entro il 2030. Tutto il mondo dovrà mettere da parte ambizioni di espansionismo economico per collaborare e salvare il futuro.

A proposito del domani: Nicola è conscio del fatto che i frutti dei suoi alberi di Montalbano Elicona, nel cuore della Sicilia, probabilmente non li vedrà mai.

Eppure continua a piantarli. Come ha fatto praticamente per metà della sua vita continuerà a scavare buche nel terreno e a infilarci piccole piantine di castagni, noci, ciliegi e noccioli.

Continuerà a rendere più ricco il suo “paradiso naturale” perché tra tutte le consapevolezze, quella che più lo anima è che il suo esempio spingerà qualcun altro a fare lo stesso nel proprio cantuccio di mondo. E poi un altro. E un altro ancora.