L’accordo sul carbone alla Cop26 di Glasgow è un altro passo, ma ancora non basta

Sono più di 40 i Paesi (c’è anche l’Italia) che si sono assunti l’impegno di abbandonare l’utilizzo del carbone per la produzione di energia, ma non da subito. E mancano all’appello grandi utilizzatori come Stati Uniti, Australia, Cina e India.
Gianluca Cedolin 5 Novembre 2021

Il carbone è la fonte fossile più dannosa per l'ambiente che esista. Per darti un'idea, a parità di energia ottenuta, le emissioni di CO2 e altri gas serra generate dal carbone sono il 30% in più rispetto a quelle sprigionate dalla combustione del petrolio e addirittura il 70% in più rispetto al gas naturale. Per raggiungere il fondamentale obiettivo di contenere entro 1,5 gradi l'aumento della temperatura globale rispetto all'era preindustriale, quindi, è fondamentale smettere di utilizzare il carbone per produrre energia. Un'operazione facile per molti paesi (in Italia vale il 5% del totale della produzione energetica), meno semplice per altri che dipendono ancora in larga parte da questa fonte. In ogni caso, è un cambiamento necessario.

Per questo l'accordo raggiunto alla Cop26 di Glasgow è un risultato importante, seppur parziale e non abbastanza incisivo: oltre 40 Paesi hanno firmato la Dichiarazione di transizione dal carbone a un’energia pulita, in cui si sono impegnati ad abbandonare gradualmente l'uso del carbone per produrre energia. "La fine del carbone è in vista", ha detto Alok Sharma, il presidente della Cop26. "In questi due anni siamo riusciti a soffocare il finanziamento del carbone e vediamo un cambiamento nelle politiche dei paesi".

Nel dettaglio, i paesi più avanzati tra i firmatari hanno detto di abbandonare il carbone entro la fine degli anni '30, mentre le economie meno sviluppate avranno tempo anche fino alla fine degli anni '40. Troppo tardi, a detta di molti esperti e osservatori. Tra i firmatari ci sono nazioni molto dipendenti dal carbone come la Polonia, l'Indonesia, il Vietnam, la Corea del Sud e l'Ucraina.

Mancano all'appello invece grandi utilizzatori di carbone come Stati Uniti, India, Australia e Cina. L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha ribadito che, per contenere il riscaldamento globale sotto il grado e mezzo, bisogna interrompere da subito lo sviluppo di sistemi per l’energia basati sui combustibili fossili.