L’appello degli animalisti alla municipalità di Dubai: “Fermate la strage di cani e gatti”

In vista dell’Expo che si terrà l’anno prossimo, nella città di Dubai si sta facendo piazza pulita di cani e gatti randagi, ma anche di quelli con collare. L’Oipa ha deciso di lanciare una petizione globale, rivolgendola alle autorità locali: “Per risolvere il problema del randagismo, ci sono metodi alternativi e rispettosi della vita degli animali”.
Federico Turrisi 29 settembre 2020

La situazione a Dubai non cessa di destare preoccupazione. Già due settimane fa ti avevamo parlato dell'allarme lanciato delle associazioni animaliste locali: per non rovinare l'immagine della città in vista dell'Expo 2020, che prenderà il via il 1 ottobre 2021 (come sai, è stato rinviato a causa della pandemia in corso), l'amministrazione comunale ha deciso di dare il via a una vasta operazione per ripulire le strade dai randagi.

A fine agosto la municipalità di Dubai ha diffuso una circolare, rivolta non solo ai residenti ma anche ai visitatori, in cui si vieta di nutrire cani e gatti randagi. I trasgressori rischiano una multa di 500 dirham, l’equivalente di 117 euro, oltre alla segnalazione alle autorità per ulteriori provvedimenti. Il punto è che, secondo gli animalisti, questa direttiva sta determinando una caccia spietata, in cui cani e gatti vengono catturati, anche se muniti di collare, e poi vengono soppressi nei cosiddetti "rifugi della morte" (kill shelters, in inglese) oppure portati nel deserto dove vengono lasciati morire di fame e di sete.

Per evitare che prosegua tale scempio, l'Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) ha lanciato una petizione internazionale sul suo sito che in pochi giorni ha raccolto oltre 10 mila firme. "Ci rivolgiamo direttamente alle autorità locali di Dubai", spiega Massimo Pradella, presidente di Oipa Onlus International. "Il problema è il randagismo? Procediamo con interventi rispettosi della vita degli animali".

Che cosa sta accadendo a Dubai e che cosa spinge il governo cittadino a questa azione?

La motivazione che sta dietro al divieto di fornire acqua e cibo a questi animali è semplice: per le autorità locali rappresentano una minaccia per la salute pubblica e creerebbero un ambiente favorevole per la diffusione di malattie zoonotiche. Attenzione, non si parla di trasmissione del Covid-19 (l'Organizzazione mondiale della sanità ha per altro ribadito che non ci sono prove scientifiche che confermano un ruolo significativo degli animali domestici nella diffusione del coronavirus, ndr).

Con questo provvedimento tutte le associazioni animaliste impegnate nelle operazioni di recupero e salvataggio dei randagi sono state rese praticamente fuori legge. Le loro pagine social sono state oscurate. Addirittura, sappiamo che alle cliniche veterinarie è stato chiesto di non concedere sconti ai volontari che dovessero recarsi da loro per chiedere aiuto. Purtroppo succede che vengano catturati e soppressi anche cani e gatti col collare, magari lasciati liberi di girare per le strade dai padroni. Diverse famiglie a Dubai hanno denunciato la scomparsa di un loro animale domestico.

Come pensa di intervenire Oipa?

Noi abbiamo scritto alla municipalità di Dubai, chiedendo di collaborare con le associazioni per la tutela degli animali e i loro gruppi di soccorso. Lo scopo è quello di garantire, se mai fosse quello il problema, un programma di recupero, sterilizzazione, cura e reimmissione nell'ambiente naturale degli animali. Cosa che si fa in tutti i Paesi del mondo per evitare la sovrappopolazione dei randagi. Ebbene, non abbiamo ancora ricevuto risposta. Ora cercheremo di contattare il commissario italiano per l'Expo 2020, così da fargli presente il problema e fare pressioni per cercare una possibile soluzione.

 È possibile fare una stima degli animali uccisi?

Numeri precisi non ne abbiamo chiaramente, ma stiamo parlando di decine di migliaia di esemplari. Basta vedere le immagini che arrivano dagli Emirati Arabi Uniti per rendersi conto della mattanza in atto.