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18 Settembre 2020
17:00

L’avvertimento dell’Interpol: il commercio illegale di rifiuti di plastica nel mondo è in aumento

Secondo un recente rapporto pubblicato dall'Interpol, dal gennaio 2018 sono aumentate in particolare le spedizioni illegali di plastica verso il sud-est asiatico. Preoccupa anche l'incremento degli incendi nelle discariche e nei capannoni dove vengono stoccati i rifiuti. Dietro a questo fenomeno c'è l'ombra della criminalità organizzata.

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L’avvertimento dell’Interpol: il commercio illegale di rifiuti di plastica nel mondo è in aumento
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Il mondo sembra avere un problema con la gestione dei rifiuti di plastica. I Paesi più industrializzati, in particolare, hanno assunto l'atteggiamento di chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto. Per gli imprenditori che non riescono (o non vogliono) vedere le opportunità offerte dall'economia circolare, avviare allo smaltimento una quantità sempre più grande di scarti ha un costo. In diversi casi allora interviene la criminalità organizzata che, falsificando documenti e trasgredendo le norme in materia ambientale, procede per sbarazzarsi dello scomodo fardello: i soldi che girano intorno a questo settore sono parecchi. Niente di nuovo, penserai. Il punto è che più passa il tempo, più si aggrava il fenomeno del traffico illegale di rifiuti di plastica . È quanto emerge dal recente rapporto "Emerging criminal trends in the global plastic waste market since January 2018" pubblicato dall'Interpol.

Basato su fonti aperte e di intelligence criminale di 40 paesi, il report fornisce un quadro completo delle rotte emergenti e dei rischi di illegalità nel mercato globale dei rifiuti di plastica negli ultimi 20 mesi. Da quando la Cina ha imposto il blocco alle importazioni di rifiuti provenienti dall'estero nel gennaio 2018, il settore in Occidente è sotto stress. Ma anziché cogliere la palla al balzo e investire per rendere più efficiente la macchina del riciclo, si è pensato alla soluzione più facile e allo stesso tempo dannosa: spedire la spazzatura verso altri Paesi del mondo.

Il rapporto dell'Interpol mette in evidenza che sono almeno 24 i paesi interessati da importazioni illegali di rifiuti di plastica e 17 quelli da esportazioni illegali, con l'Europa in prima fila. Sono state rilevate spedizioni illegali sul 40% delle rotte commerciali dall'Europa all'Asia e su un terzo di quelle dal Nord America all'Asia. È interessante notare che il flusso diretto verso la Cina, sia legale sia illegale, si è ridotto drasticamente. Il sud-est asiatico, e in particolare la Malesia, è diventata la principale destinazione della plastica indesiderata. Per quanto riguarda la situazione nel Vecchio Continente, sono i Paesi dell'Europa orientale i principali importatori di rifiuti di plastica. Su scala globale, si registra un trend in aumento delle spedizioni illegali, così come in aumento è anche il numero degli incendi (sia intenzionali sia accidentali) nei siti di stoccaggio dei rifiuti di plastica, siano essi a norma o illegali.

Inutile ricordare quali siano le conseguenze di tutto ciò per il pianeta. Gli ecosistemi marini rischiano di ritrovarsi nel 2050 con più plastica che pesce. Bruciare plastica rilascia diossine e altre sostanze tossiche, avvelenando l'aria e il suolo. Le microplastiche sono praticamente ovunque, perfino dentro il nostro organismo. L'unica soluzione per risolvere il problema dell'inquinamento da plastica e porre un freno all'illegalità all'interno del mercato dei rifiuti plastici è ottimizzare il processo di riciclo. In questo modo, inoltre, si potrebbero sottrarre molte risorse alle organizzazioni criminali.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.