Le balene rischiano davvero l’estinzione. Sono 350 gli scienziati concordi: “Se continuiamo così, spariranno prima del previsto”

Con una lettera inviata ai Governi che hanno balene, delfini e focene nelle loro acque, 350 scienziati hanno fatto un appello per fare di più per proteggerli dall’estinzione. Alla base c’è il problema dell’inquinamento marino, ma anche la perdita dell’habitat naturale di questi cetacei non è da sottovalutare. I Capi di Stato li ascolteranno?
Francesco Li Volti 13 ottobre 2020

Questa volta sono stati 350 scienziati a richiedere delle misure concrete per la salvaguardia delle balene, dei delfini e delle focene. Secondo gli studiosi, l'inquinamento (con la conseguente diminuzione delle prede), il cambiamento climatico e la perdita dell'habitat stanno influendo in maniera devastante sulla loro sopravvivenza.

Nella lettera, firmata oltre che da scienziati anche da alcuni ambientalisti di 40 Paesi diversi, si invitano i Governi a essere più sensibili alle tematiche ambientaliste. "Troppo poco, troppo tardi", si legge, su quanto fatto per ora dai singoli Stati. Un rimprovero certamente, ma anche un invito a fare di più nell'immediato futuro.

Tra le cause della probabile estinzione, il dottor Mark Simmonds, visiting research fellow all’università di Bristol e senior marine scientist di Humane Society International, coordinatore di questa lettera, scrive che c'è l'inquinamento chimico e acustico, la perdita di habitat e di prede, dei cambiamenti climatici, delle collisioni con le navi, intrappolamento negli attrezzi da pesca e cattura accidentale nelle operazioni di pesca. Infatti, anche se oramai in molti Paesi la pesca di queste specie è completamente vietata, esiste un altro rischio per questi animali: quello di essere catturati accidentalmente, impigliati nelle reti da pesca. Sono infatti circa 300mila tra balene, delfini e focene i cetacei che muoiono ogni anno in modo orribile.

Nello specifico gli scienziati hanno evidenziato come stia diminuendo il numero delle balene del Nord Atlantico, di cui ne rimangono solo poche centinaia, e la vaquita, che secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura, meglio conosciuta con la sigla inglese IUCN, ne esisterebbero soltanto 18. Per loro è quasi inevitabile che segua questo destino anche il delfino di fiume cinese, noto anche come baiji, che una volta si incontrava comunemente nel fiume Yangtze, ma ora si pensa che si sia estinto.

L'estinzione di queste specie marine sarebbe devastante. Da loro dipende buona parte dell'ecosistema marino: grazie alle loro deiezioni ricche di ferro e azoto, alimentano il fitoplancton, ovvero la base della catena alimentare degli oceani.