Le nanoplastiche sono arrivate ai Poli: trovate per la prima volta anche in Antartide e Groenlandia 

Per la prima volta, sia al Polo Nord che al Polo Sud gli studiosi hanno accertato la presenza dell’inquinamento da nanoplastiche. Si tratta di particelle ancora più piccole e potenzialmente più dannose delle microplastiche e, secondo le analisi condotte, sarebbero arrivate in queste zone a partire da 50 anni fa.
Martina Alfieri 24 Gennaio 2022

L’inquinamento causato dai rifiuti di plastica ha letteralmente raggiunto ogni angolo del Pianeta. Per la prima volta, sono state ritrovate delle nanoplastiche all’interno dei ghiacci di due regioni finora ancora piuttosto incontaminate come il Polo Nord e il Polo Sud. Rispetto alle ‘sorelle’ microplastiche, le nanoplastiche sono ancora più piccole e più tossiche.

Le analisi compiute sulla calotta glaciale della Groenlandia hanno mostrato che la contaminazione da nanoplastiche è presente in quel territorio da almeno 50 anni. Delle particelle prese in esame dallo studio Nanoplastics measurements in Northern and Southern polar ice, la metà appartenevano al polietilene (PE), usato in sacchetti di plastica monouso e imballaggi, mentre un quarto erano particelle di gomma di pneumatici e un quinto erano polietilene tereftalato (PET), normalmente usato in bottiglie per bevande e abbigliamento.

Data la loro dimensione davvero ridotta – vengono considerate nanoplastiche le particelle di dimensioni da 0,001 a 0,1 µm (ossia da 1 a 100 nanometri), mentre sono microplastiche quelle comprese tra 0,1 e 5.000 micrometri (µm), che corrispondono a 5 millimetri – le nanoplastiche sono anche molto leggere.

Sarebbero arrivate in Groenlandia soprattutto per via aerea dal Nord America e dall’Asia, spinte dai venti. Le nanoplastiche ritrovate in Antartico, invece, sarebbero state trasportate dalle correnti marine.

Per gli organismi marini, le nanoplastiche possono avere un effetto tossico, influenzando la crescita, inducendo un ritardo nello sviluppo, generando malformazioni larvali e cambiamenti subcellulari”, si legge nello studio.

Ormai, anche i luoghi più remoti della Terra, come il Monte Everest e i due Poli, sono colpiti dall'inquinamento da plastica.  Ancora non si conoscono con esattezza le conseguenze che ciò potrebbe avere sulla salute di persone ed ecosistemi, ma in futuro sarà importante monitorare la presenza di nanoplastiche, molto insidiose e volatili, per minimizzare i rischi ecologici.