L’elefantessa Happy non ha gli stessi diritti di un uomo: resterà prigioniera nello zoo del Bronx dove vive da 45 anni

Una sentenza del tribunale di New York ha negato il riconoscimento dell’habeas corpus, principio che tutela l’inviolabilità personale, nonostante abbia dimostrato un’intelligenza simile a quella umana: di conseguenza, l’elefantessa non potrà essere trasferita in un santuario come richiesto e dovrà restare nello zoo newyorkese, dove vive da sola da 10 anni.
Martina Alfieri 16 Giugno 2022

La storia di Happy per alcuni anni ha appassionato e unito animalisti di tutto il mondo: sembrava che l’elefantessa asiatica, che vive nello zoo del Bronx dal 1977, grazie alla mobilitazione portata avanti dall’organizzazione Nonhuman Rights Project potesse finalmente essere liberata e trasferita in un santuario. Invece è arrivata l’amara decisione del tribunale di New York: Happy dovrà rimanere imprigionata nello zoo. I suoi diritti non sono da considerare al pari di quelli umani.

Come suggerisce il nome stesso, Nonhuman Rights Project si occupa di tutelare i diritti degli animali “non umani”, e cerca di garantire per tutti gli esseri viventi il rispetto di alcuni principi fondamentali. Uno di questi è l’habeas corpus, il principio di inviolabilità personale, che l’organizzazione aveva invocato per Happy già nel 2020, senza successo. L'organizzazione ritiene che l'elefantessa, per l'intelligenza, la sensibilità e l'autonomia dimostrate debba essere considerata, di fronte alla legge, al pari di una persona.

Per l’elefantessa di 51 anni – che da 45 è di proprietà dello zoo del Bronx, dove vive sola, senza la compagnia dei suoi simili – era stata anche promossa una petizione su Change.org, che ha quasi raggiunto l’obiettivo di 1,5 milioni di firme.

Lo zoo del Bronx ha ricevuto il vergognoso titolo di 5° peggior zoo per elefanti del Paese. Il New York Times definisce Happy l'elefante più solo dello zoo del Bronx. Infatti, questo essere altamente intelligente e sociale è uno degli unici elefanti in tutti gli Stati Uniti ad essere tenuto da solo in uno zoo”, scrivono i promotori della petizione, chiedendo che Happy venga trasferita in un santuario.

Ieri, purtroppo, la Corte d’Appello di New York ha spento ogni speranza di libertà per l’elefantessa, dichiarando che i suoi diritti non sono paragonabili a quelli umani.

Allo stesso tempo questa non è solo una perdita per Happy, la cui libertà era in gioco in questo caso e che rimane imprigionata nello zoo del Bronx. È anche una perdita per tutti coloro che si preoccupano di sostenere e rafforzare i nostri valori e principi di giustizia più cari – autonomia, libertà, uguaglianza ed equità – e di garantire che il nostro sistema legale sia libero da ragionamenti arbitrari e che a nessuno vengano negati i diritti fondamentali semplicemente per ciò che è", ha commentato dopo l'amara decisione Nonhuman Rights.

Per chi ha a cuore il benessere degli animali, gli zoo sono una realtà discutibile e controversa, che andrebbe ripensata. Come dimostra la vicenda dell’elefantessa Happy, infatti, accade spesso che i diritti degli animali vengano calpestati e messi in secondo piano rispetto a interessi economici e d’intrattenimento.