L’Enpa chiede lo stop alla caccia in tutta Italia, ma c’è chi pensa a reintrodurla nelle zone rosse

L’associazione animalista chiede al ministro della Salute di vietare la caccia anche nelle zone gialle e arancioni, in quanto “attività ludico-ricreativa non necessaria e pericolosa”. Intanto, due assessori regionali di Piemonte e Lombardia (che sono zone rosse) propongono di autorizzare l’attività venatoria. I motivi? La caccia è uno sport individuale e serve a contenere la proliferazione della fauna selevatica.
Federico Turrisi 16 Novembre 2020

Che la caccia sia un argomento divisivo non è certo una novità. Su Ohga ci è capitato spesso di parlarne. L'attuale emergenza sanitaria, che riguarda non solo il nostro Paese ma il mondo intero, pone degli interrogativi ancora più urgenti su questa attività. Il governo ha deciso di sospenderla nelle zone rosse, ossia nelle regioni (Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Calabria e dal 15 novembre anche Toscana e Campania) dove vigono misure restrittive più dure, ma non nelle zone gialle e arancioni, quelle cioè considerate a rischio moderato o elevato. Un provvedimento che non poteva non scatenare reazioni diverse.

La posizione di Enpa

L'Enpa (l'Ente Nazionale per la Protezione degli Animali) si è rivolta direttamente al ministero della Salute Roberto Speranza per chiedere la sospensione immediata della caccia in tutta Italia, quindi includendo anche le regioni gialle e arancioni. "In un momento così complesso per il Paese, in cui a tutti viene chiesto senso di responsabilità e sacrificio in nome della tutela della salute pubblica, riteniamo che questo tipo di attività, che tra l’altro non rientra nello «stato di necessità», non debba essere consentita", sottolinea l'associazione animalista in una nota.

L'Enpa, inoltre, ricorda ancora una volta come la caccia non abbia niente a che fare con la gestione della fauna selvatica e con il controllo delle specie, ma soprattutto come tutta l'attività venatoria aumenti i rischi di contagio. Le braccate al cinghiale, per esempio, coinvolgono decine di cacciatori che entrano in stretto contatto anche per la macellazione degli animali abbattuti e nelle fasi successive.

L'iniziativa in Piemonte e Lombardia

Di tutt'altro avviso sono Marco Protopapa e Fabio Rolfi, assessori regionali all'agricoltura con delega alla caccia rispettivamente di Piemonte e Lombardia (entrambi militano nelle fila della Lega). La scorsa settimana hanno inviato al governo una richiesta di chiarimento sul Dpcm del 3 novembre 2020 (quello che ha suddiviso l'Italia nelle tre fasce di rischio che abbiamo enunciato all'inizio), chiedendo di consentire lo svolgimento dell'attività venatoria anche nelle zone rosse.

"Ricordiamo al governo che l’attività venatoria è utile anche a livello ambientale, visto che permette di contenere la proliferazione della fauna selvatica che tanti danni sta generando sia all’agricoltura sia alle persone", si legge nella lettera inviata congiuntamente dai due assessori, che paragonano la caccia all'attività sportiva all'aperto (consentita individualmente nelle zone rosse solo all'interno del territorio del proprio Comune).

Insomma, secondo Protopapa e Rolfi si potrebbe praticare la caccia in sicurezza e nel rispetto delle norme anti-contagio. "Chiediamo dunque al ministro Bellanova e a tutto l'esecutivo di rivedere l'interpretazione restrittiva in merito alla possibilità di svolgere l'attività venatoria attraverso una Faq o dando chiare indicazioni alle prefetture delle regioni in zona rossa", concludono i due assessori. Permetteteci di dire che, in un periodo così delicato per il nostro Paese e con il sistema sanitario sull'orlo del collasso, forse il proseguimento della caccia sia l'ultimo dei problemi.