L’estate tra natura, cultura e relax: ecco cinque tra i luoghi più belli d’Italia che non puoi perdere

Con l’emergenza Coronavirus che rientra, anche l’estate e le vacanze tornano ad essere sogni possibili e realizzabili. In questi mesi, però, alla classiche gite in grandi metropoli o nelle solite spiagge, potresti preferire escursioni in luoghi “nuovi” dove contemplare l’imponenza della natura o l’eleganza dell’architettura umana. Ecco quindi la nostra classifica con cinque dei luoghi più belli d’Italia per la tua estate.
Kevin Ben Alì Zinati 7 giugno 2020

Con la normalità, che lentamente torna ai propri ritmi e alle proprie libertà, sta arrivando anche il momento di riaprire la mappa e programmare la prossima estate. Quelli che ti attendono saranno mesi nuovi, diversi, in cui toccherà ripensare il concetto di vacanze per come l’hai inteso finora. Almeno per quest’anno infatti potresti prendere una pausa dalle uscite in luoghi affollati o in grandi metropoli e mettere in pausa le solite gite in spiaggia o al mare, nonostante le regole e i provvedimenti che organizzeranno il flusso di turisti per garantirne la sicurezza. Immergersi ancora di più nella natura e riscoprire le bellezze nascoste sotto gli occhi di tutti, quindi, potrebbe essere un bel modo per riorganizzare la tue vacanze. Per questo ti propongo cinque luoghi tra i più belli d’Italia dove potresti spendere qualche giorno della tua estate: si tratta di location naturali o borghi antichi, dove la meravigliosa e misteriosa imponenza della natura o la maestosità dell’architettura umana possono compensare, almeno in parte, l’isolamento e lockdown degli ultimi mesi.

Sassi di Matera

Il primo luogo in cui ti porto con le parole e dove ti consiglio di “rifugiarti” per qualche giorno sono i Sassi di Matera. Con il termine “Sassi” vengono identificati due quartieri della città, Sasso Caveoso che prende il nome dalla città di Montescaglioso, nota come Mons Caveous, e Sasso Barisano, in corrispondenza con la città di Bari. La peculiarità dei Sassi di Matera non è solo la loro origine, che risale al paleolitico: tutte le case, le chiese, i cimiteri, il labirinto di vicoli e grotte e tutti gli altri luoghi di culto sono interamente scavati nella roccia, plasmati dall’uomo e costruiti uno sopra l’altro in un’architettura affascinante. È un luogo di straordinario fascino che rappresenta uno degli esempi più riusciti della convivenza tra le risorse naturali e la comunità dell’uomo. I Sassi di Matera hanno accolto l’uomo fin dai tempi antichi e anche nella più recente storia moderna erano abitati da contadini e allevatori. Ma erano luoghi malsani, dove gli uomini erano spesso costretti a vivere in condizioni precarie e a stretto contatto con gli animali. Negli anni ’50, lo scrittore Carlo Levi ne denunciò la fragilità, il leader del partito Comunista italiano Palmiro Togliatti li definì “la Vergogna d’Italia” e il primo ministro Alcide De Gasperi ordinò lo sfollamento dei suoi abitanti verso zone più sane. E così i Sassi rimasero disabitati. La grande opera di riqualificazione, però, ha fatto presto risplendere la bellezza di questi luoghi. Tanto che nel 1993 l’Unesco li ha inseriti all’interno del Patrimonio Mondiale dell’Umanità e nel 2019 Matera è stata votata come Capitale Europea della Cultura.

Lago Carezza

Da sud ti porto a Nord, nella regione del Trentino Alto Adige, al cospetto del meraviglioso Lago di Carezza. Si trova nella regione dell'alta Val d’Ega ad un’altitudine di più di 1500 metri, è circondato da molti sentieri escursionistici ed è un lago di origine glaciale: gli esperti lo considerano come uno degli esempi più belli di laghi alpini. Se ti stai chiedendo perché, ti do due ragioni. Il bacino, infatti, è incastonato all’interno di una fitta foresta ai piedi di due delle più famose cime dolomitiche, il Catenaccio e il Latemar. E queste, inoltre, si specchiano nelle sue acque creando bellissimi giochi di luci e di riflessi per i quali viene anche soprannominato “il lago dell’arcobaleno”. Attorno al suo fascino misterioso e all’aspetto quasi fiabesco nel tempo si sono diffuse diverse leggende con protagonisti ninfe e stregoni: storie che rendono oggi il Lago Carezza una meta perfetta per unire conciliare natura e relax.

Civita di Bagnoregio

Nella regione del Lazio, a pochi passi dal confine con l’Umbria e immerso nella Valle dei Calanchi (provincia di Viterbo), sorge Civita di Bagnoregio. Forse l’avrai sentita nominare come la “città che muore”. È un nome un po’ drammatico ma che conferisce al borgo un alone di mistero e fascino che lo rendono uno dei più belli (e invidiati) nel nostro Paese. Ti starai domandando perché questo soprannome così tetro: devi sapere che Civita di Bagnoregio è stata fondata dagli Etruschi oltre 2500 anni fa e sorge a cavallo tra le valli del Fossato del Rio Torbido e del Fossato del Rio Chiaro, su una collina che, praticamente da sempre, è minacciata dall’erosione del terreno. Il suo aspetto attuale risale al medioevo, così come il ponte di circa 200 metri che collega la collina più vicina alle soglie d’ingresso del centro storico. È un luogo che affonda il proprio fascino nel mistero, nel silenzio e nella solitudine delle valli laziali che lo circondano e lo proteggono.

Fiordo di Furore

Niente spiagge ti avevo detto all’inizio, giusto? Faccio una piccola eccezione solo per il Fiordo di Furore, ma ho delle buone ragioni. Prima di tutto devi sapere che la spiaggia del Fiordo è larga solo 25 metri e ci puoi accedere solo attraverso un percorso nella roccia. Si trova a Furore, un piccolo comune della costiera amalfitana dove vivono sì o no 1000 persone. Il Fiordo nasce da una spaccatura nella roccia creata dall'azione erosiva del torrente Schiato. Ad alimentare ancora di più il suo fascino ci pensano gli storici, secondo cui il nome Furore deriverebbe da “Terra Furoris” per il rumore delle onde che si infrangono furiose sugli scogli, e anche gli aneddoti della tradizione italiana: Furore, infatti, è anche conosciuto come il “paese che non c’è” poiché le sue case spuntano dalla roccia come macchie nel paesaggio. La roccia, gli uliveti e vigneti circondano il Fiordo e dalla spiaggia puoi godere di un panorama stupendo dove le due pareti di sasso vengono unite da un ponte sospeso alto più di 30 metri dal quale, ogni estate, si svolge una tappa del Campionato Mondiale di Tuffi. Se non ti basta, devi sapere che Furore, come tutta la costa di Amalfi, fa anch’esso parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Tre Cime di Lavaredo

Non potevano mancare all’appello le Tre Cime di Lavaredo, l’emblema delle “nostre” Dolomiti. Tre imponenti massicci di 3000 metri posti al confine del territorio delle Dolomiti di Sesto. La loro meravigliosa conformazione naturale, levigata dal tempo, le fa somigliare a tre dita che, uscendo dal terreno, tentano di bucare il cielo. Le Tre cime di Lavaredo furono anche silente palcoscenico di numerosi conflitti e battaglie durante la Prima Guerra Mondiale e ancora oggi, infatti, puoi ritrovare trincee, barricamenti e gallerie. Le tre vette sono mete ambite da turisti di tutto il mondo e da arrampicatori professionisti, e tutt’attorno si estendono anche numerosi sentieri popolati da fiori e animali. La maestosità delle tre cime è infiocchettata poi dai meravigliosi colori della roccia, che può alternare variazioni dal grigio scuro fino al rosso infuocato. Dal 2009 sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.