Licenza di inquinare: ogni minuto le fonti fossili ricevono 11 milioni di dollari di sussidi

Nonostante gli impegni presi dagli Stati per la transizione ecologica e l’abbandono graduale dei combustibili inquinanti, nel 2020 le fonti fossili hanno ricevuto 5,9 trilioni di dollari di sovvenzioni, come ha evidenziato un recente report del Fondo Monetario Internazionale.
Gianluca Cedolin 17 Ottobre 2021

A ormai venti giorni dalla Cop 26 di Glasgow, la 26esima (e, si spera, decisiva) Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, si continua a parlare di transizione ecologica, emissioni zero e passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Eppure, nel frattempo, ogni minuto le fonti fossili ricevono 11 milioni di dollari di sussidi economici, come ha rivelato un'analisi del Fondo monetario internazionale. Nel 2020, infatti, la produzione e la combustione di carbone, petrolio e gas ha ricevuto 5,9 trilioni di dollari di sovvenzioni, una situazione evidentemente incompatibile con la lotta all'emergenza climatica. I sussidi alle fonti fossili «stanno gettando benzina sul fuoco», accusano gli esperti.

Tutto questo si riflette in un aumento delle morti a causa dell'inquinamento atmosferico, delle ondate di calore estremo e, in generale, delle emissioni di gas climalteranti. Secondo il report dell'Fmi, assegnare alle fonti fossili un prezzo che rifletta il loro costo veritiero porterebbe al taglio delle emissioni di un terzo, e questo sarebbe un passo fondamentale per raggiungere l'obiettivo di mantenere l'aumento di temperatura sotto gli 1,5 gradi rispetto all'era preindustriale. Inoltre, la fine dei sussidi alle fonti fossili preverrebbe circa un milione di morti all'anno, e porterebbe trilioni di dollari nelle casse dei governi, da poter investire nella transizione ecologica.

Il G20 aveva deciso sin dal 2009 di abbandonare progressivamente gli inefficienti sussidi fossili e nel 2016 il G7 aveva fissato la deadline al 2025, ma ancora miliardi e miliardi di dollari vengono investiti per detassare e agevolare queste pratiche inquinanti. Nel report dell'Fmi si legge che i prezzi sono ridotti di almeno il 50% rispetto al loro vero costo per il 99% del carbone, il 52% del gasolio e il 47% del gas naturale. Cinque paesi sono responsabili di oltre due terzi dei sussidi: Cina, Stati Uniti, Russia, India e Giappone.

"Alcuni paesi esitano ad alzare i prezzi dell'energia, pensando che possano danneggiare i poveri. Ma mantenere basso il prezzo dei combustibili fossili non aiuta i poveri, visto che la maggior parte dei benefici riguarda i benestanti", ha detto al Guardian Ian Parry, il principale autore del report del Fondo monetario, secondo cui «una riforma in questo campo porterebbe enormi benefici». Certo, ci sono dei segnali incoraggianti, con 50 paesi impegnati nell'obiettivo zero emissioni entro il 2050 e oltre 60 progetti globali di determinazione del prezzo della CO2, ma «abbiamo ancora molto da fare». Senza azioni concrete, infatti, i sussidi arriveranno a 6,4 trilioni di dollari nel 2025.