Verso la Cop26, le premesse non sono le migliori. Guterres (Onu): “Alto rischio di fallimento”

In vista della Cop 26 di Glasow, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha organizzato l’ennesimo vertice sul clima per riunire gli sforzi delle grandi potenze contro la crisi climatica. Su una cosa i leader mondiali sembrano essere d’accordo: bisogna fare di più per rispettare l’Accordo di Parigi e contenere il riscaldamento globale. Ma allora che cosa stiamo aspettando?
Federico Turrisi 20 Settembre 2021

Sul clima gli Stati del mondo non stanno mantenendo le promesse, e di questo passo rischiamo conseguenze catastrofiche. Finché lo dice Greta Thunberg, magari pensi: "eccola, ancora lei, sempre la solita solfa". E se lo dice il Presidente del Consiglio Mario Draghi? Venerdì scorso il premier è infatti intervenuto al Major Economies Forum on Energy and Climate, il summit (virtuale) sul clima promosso dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden per fare il punto sui prossimi passi da compiere in vista di un cruciale appuntamento come la Cop26 (la conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite che si terrà a Glasgow dal 1 al 12 novembre). A onor del vero, ci sono state numerose defezioni: all'appello mancavano il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, solo per citare un paio di nomi. Senza parlare dell'assenza dei leader di Cina e India.

"Con l'Accordo di Parigi ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. La maggior parte dei nostri Paesi ha rinnovato questo impegno nelle recenti riunioni del G20. Tuttavia, dobbiamo essere onesti nei confronti di noi stessi e dei nostri cittadini: stiamo venendo meno a questa promessa", ha sottolineato Mario Draghi nel videomessaggio inviato al Forum. "Se continuiamo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo.
Le conseguenze di un tale aumento delle temperature sarebbero catastrofiche".

In occasione dell'evento è intervenuto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, il quale non ha nascosto tutta la sua preoccupazione: "Il recente rapporto dell’Ipcc è stato un codice rosso per l’umanità, ma ha anche chiarito che non è troppo tardi per raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi previsto dall’Accordo di Parigi. Stiamo rapidamente esaurendo il tempo. Dobbiamo intensificare i nostri sforzi. C'è un alto rischio di fallimento della Cop26, è chiaro che ognuno deve assumersi le proprie responsabilità".

Inoltre, Guterres ha ricordato quali sono gli obiettivi a breve termine, ribadendo che i Paesi più ricchi devono aiutare quelli più poveri nel processo di transizione verso fonti di energia più pulite. "Abbiamo bisogno di un taglio del 45% delle emissioni entro il 2030 per raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo. Se tutte le centrali a carbone previste diventassero operative, gli obiettivi di Parigi andrebbero in fumo. Abbiamo bisogno di coalizioni di solidarietà, tra Paesi che dipendono ancora fortemente dal carbone e Paesi che hanno le risorse finanziarie e tecnologiche per sostenere le transizioni. Le nazioni più ricche devono rispettare finalmente l’impegno preso oltre un decennio fa di sostenere con 100 miliardi di dollari i Paesi in via di sviluppo".

Insomma, i leader mondiali sembrano essere consapevoli dell'emergenza climatica, ma adesso alle parole bisogna far seguire i fatti. A novembre gli occhi del mondo saranno puntati su Glasgow. Non possiamo permetterci l'ennesimo buco nell'acqua nella lotta contro i cambiamenti climatici.