“Life Beyond Plastic”, ecco come 3 giovani artisti affrontano il tema della plastica in mare

Valentina Furian, Riccardo Buonafede e Matteo Vettorello sono i vincitori del bando “Life Beyond Plastic” che si pone come obiettivo quello di sensibilizzare attraverso l’arte e il design l’opinione pubblica sul problema dell’inquinamento marino da plastica. Le loro opere vedranno la luce, tra febbraio e giugno, al Muse di Trento, all’Acquario di Genova e in una piazza di Milano.
Federico Turrisi 4 febbraio 2020

Servirsi di installazioni d'arte pubblica per parlare di sostenibilità ambientale non è certo una novità. Se ricordi, l'estate scorsa abbiamo dedicato vari articoli alle cosiddette balene mangia-plastica (del resto, i cetacei, insieme alle tartarughe, sono diventati ormai il simbolo di un mare in stato agonizzante a causa delle tonnellate di plastica che vengono riversate dall'uomo) che avevano fatto la loro comparsa in varie spiagge e piazze italiane: vale la pena ricordare, per esempio, l'opera dell'artista Nello Petrucci esposta a Pompei.

Ma il mondo dell'arte, si sa, è una fabbrica continua di idee. E così Istituto Oikos, HelpCode Italia, Acquario di Genova, Comune di Milano e Muse-Museo delle Scienze di Trento, nell'ambito dell'iniziativa "Life Beyond Plastic: mobilitazione giovanile e attuazione di buone pratiche per ridurre l'inquinamento da plastica nei mari", finanziata dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, hanno lanciato lo scorso novembre un bando per selezionare tre giovani artisti. Ai vincitori un premio in denaro e la possibilità di realizzare la propria opera da esporre al pubblico: rispettivamente al Muse di Trento per 3 mesi a partire dalla fine di febbraio, all'Acquario di Genova per 5 mesi a partire sempre da febbraio e in piazza XXIV maggio a Milano per due settimane nella prima metà di giugno.

La giuria – presieduta dall’architetto e urbanista Stefano Boeri e composta dall’artista Maria Cristina Finucci in qualità di direttore artistico e da due giurati per ciascuna città, rappresentanti uno il mondo della divulgazione scientifica e dello sviluppo sostenibile, l’altro il mondo della cultura e dell’arte contemporanea – ha esaminato i numerosi progetti inviati dai candidati e ha scelto di premiare quelli di Valentina Furian, di Riccardo Buonafede e di Matteo Vettorello. Conosciamoli meglio.

Il progetto per il Muse di Trento

Un frame di "Into perpetual night", opera del 2016 di Valentina Furian

Nel percorso di ricerca artistica di Valentina Furian, veneziana, classe 1989, la relazione tra uomo e natura è un tema ricorrente. "Life Beyond Plastic mi è sembrata fin da subito un’opportunità coinvolgente su diversi aspetti: innanzitutto il pregio di potersi relazionare con un’istituzione museale di cui ho molta stima quale il Muse, e poi sia per l’importanza del percorso divulgativo che il museo intraprende, sia per la rara possibilità di «abitare» l’architettura di Renzo Piano. Parallelamente un recente viaggio in India, legato ad una residenza artistica, ha segnato la mia sensibilità verso la tematica affrontata dal bando, mettendomi di fronte alla drammaticità del problema della plastica nei mari".

La sua opera, che verrà inaugurata il 28 febbraio negli spazi del Muse di Trento e sarà visitabile fino al 7 giugno, si intitola "Nautilus", come il leggendario sottomarino guidato dal capitano Nemo nel romanzo "Ventimila leghe sotto i mari" di Jules Verne. "Si tratta di un’installazione ambientale che, attraverso l’uso di diversi medium propri dell’arte visiva, ricrea un ambiente immersivo che propone un viaggio nei fondali marini. L’ambiente è una sorta di diorama distopico, ma quanto mai attuale, di un paesaggio subacqueo in cui la plastica è parte integrante dello scenario". Un progetto dunque che mira al coinvolgimento diretto del pubblico, portandolo dentro al problema, e che si affida alla capacità dell'arte visiva di creare un’esperienza interattiva con lo spettatore. "Non è un processo controllabile nel suo procedere, ma è una scintilla che viene attivata dall’incontro tra opera d’arte e spettatore e che ha a che fare con un linguaggio che non è quello verbale".

Il progetto per l'Acquario di Genova

Riccardo Buonafede

Lo strumento privilegiato da Riccardo Buonafede, 35 anni, di Comacchio (provincia di Ferrara), è la pittura. Ma preferisce non essere incluso nel variegato panorama della street art: "È un mondo che ho sempre osservato un po' da lontano. Semplicemente quando non bastavano più i supporti come le tele, mi sono avvicinato ai muri". Già in opere precedenti aveva affrontato la materia ambientale e il tema della plastica in mare. L'opera che realizzerà all'interno del Padiglione Cetacei dell'Acquario di Genova si chiama "Plastic Ego": raffigurerà la mano di un uomo, che occuperà quasi tutta la parete, con delle bottiglie di plastica che galleggiano sulla superficie del mare (che avrà l'aspetto di una galassia) e una megattera, che però sarà di piccole dimensioni. "Un'inversione di prospettiva che punta a mettere in evidenza il fatto che l'uomo cerca sempre di avere il controllo sulla natura".

A differenza degli altri progetti vincitori del bando il dipinto non ha carattere provvisorio ma rimarrà nella struttura. Diverso il discorso per l'altra opera di Riccardo Buonafede, una scultura intitolata "Plastinside", che rimarrà esposta per 5 mesi all'interno del Padiglione Biodiversità dell'Acquario di Genova. "Si tratta di un pesce in legno riciclato, di circa un metro e settanta di altezza, che fuoriesce dal pavimento". All'interno della scultura sarà possibile vedere delle bottiglie di plastica raccolte dall'artista stesso.

Il progetto per piazza XXIV maggio a Milano

Bozza del progetto "Sintonizzatore di decongestione ambientale"

"Un processo partecipativo, un rituale di sensibilizzazione emotiva e un punto di incontro nella città che permette una riflessione e un avvicinamento sociale empatico, come erano i riti nelle diverse culture antiche". La definisce così Matteo Vettorello, 33 anni, di Venezia la scultura interattiva "Sintonizzatore di decongestione ambientale" che realizzerà il prossimo giugno in piazza XXIV maggio a Milano, a due passi dalla Darsena. Nelle sue opere vuole analizzare le relazioni che esistono tra l’uomo, l’arte e la scienza e indagare la distanza che si sta creando tra progresso tecnologico ed evoluzione ecologica e spirituale dell'essere umano. Il progetto vincitore del bando Life Beyond Plastic non fa eccezione. L'idea si basa essenzialmente sulla reinterpretazione di uno strumento musicale tradizionale, tipico di alcune culture ancestrali dell'America Latina, dell'Africa e dell'Oceania: il bastone della pioggia.

"Lo strumento originale per risuonare deve essere scosso con un continuo capovolgimento ondulatorio. Avviene così una percussione indiretta interna, dovuta alla presenza di piccoli oggetti, di solito frammenti di conchiglie. Come suggerisce il nome, è uno strumento legato ai riti propiziatori della pioggia. Era utilizzato dalle culture tribali per richiedere alla divinità del luogo di far cessare un periodo di siccità. L'ingrandimento dello strumento, l'utilizzo dell'automazione elettromeccanica e la sostituzione dei frammenti di conchiglie con materie plastiche diventano una riflessione sul senso della ritualità nel nostro sistema contemporaneo e un tentativo di indagine sulla coscienza collettiva nei confronti dell’ambiente in cui viviamo. La scultura è interattiva: due fruitori possono azionare il meccanismo oscillante mediante l’utilizzo di due impianti microfonici. La continuità dell’oscillazione dipende dal mantenimento costante della respirazione e da uno stesso decibel di emissione vocale, come fosse un coro cerimoniale. Immaginiamoci un rito in cui l’essere umano implora se stesso e tutta la sua razza di smettere immediatamente di inquinare l’ambiente".