L’influencer green Cristina Coto a Ohga: “Jova Beach Party? Non chiedo la perfezione, ma quantomeno sia coerente”

Il Jova Beach Party? Ce lo commenta l’influencer green Cristina Coto, che su instagram ha postato un video di risposta a Jovanotti.
Francesco Castagna 12 Agosto 2022

Comunicare il rispetto per l'ambiente non è sempre facile. Spesso le associazioni di settore sono alle prese nelle loro campagne e a fare le loro lotte. A volte i comunicati stampa passano in secondo piano e purtroppo molte battaglie di civiltà rimangono inascoltate.

Una grande mano la danno alcuni attivisti sui social. C'è chi si occupa di sostenibilità, chi di risparmio energetico e chi ancora di riciclo dei materiali.

Tra di loro, Cristina Coto spicca per il suo passato nel campo della moda. Una carriera che ha totalmente abbandonato per diventare una vera e propria influencer contro ogni logica consumistica e anti-greenwashing. Il suo è un modo di comunicare schietto, senza dubbio, ma allo stesso tempo molto ironico.

Serietà e ironia non sono due caratteristiche semplici da unire. Ma non nel caso della sua risposta a un video che sta facendo il giro dei social in questi giorni, in cui Jovanotti accusa le persone che lo stanno criticando di essere econazisti.

L'abbiamo contattata per parlare del suo video di risposta all'artista Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.

Perché hai deciso di rispondere sui tuoi social all'intervento di Jovanotti sulle critiche al Jova Beach Party?

Essendo interessata da tempo alla sostenibilità e all'ambiente e all'ecologia ho sentito la voce bassa delle varie associazioni. Bassa perché tendenzialmente non sono molto social, giustamente hanno anche altro a cui pensare. Ho voluto sfruttare il mio potenziale mediatico per portare a galla le lotte che queste associazioni hanno fatto. Ho messo insieme le informazioni e ho cercato di discernerle e creare un contenuto il più immediato possibile.

Che cosa ne pensi del termine eco-nazismo?

Mi sono venuti i brividi. È stato un discorso frustrato e di pancia, ma senza alcuna onestà intellettuale e decenza di analizzare le critiche e rispondere in maniera costruttiva. Quella parola è altamente irrispettosa perché ricorda eventi storici drammatici. Queste associazioni hanno a cuore l'ambiente e non hanno interessi privati dietro.

Quali sono le problematiche del greenwashing, tu che hai lavorato in un settore come la moda in cui è molto facile cadere in campagne del genere?

Il problema di questo fenomeno è che sono pochissime le realtà che operano con un interesse genuino verso la transizione. Nessuno dice che bisogna essere perfetti, nessuno a Jovanotti o agli altri brand chiede la perfezione, ma la coerenza sì. Se l'obiettivo è il profitto il greenwashing è palese, meno nelle persone che non riescono a capire cosa ci sia dietro a questi eventi.

Nel tuo video mostri una testimonianza di una ragazza che ha lavorato all'evento, ce ne sono stati altri?

Molti, c'era chi mi diceva che i controlli c'erano e chi faceva presente che i controlli non possono arrivare fino a chi getta delle cose nel mare. Basti pensare anche a tutti i mozziconi che finiscono sotto la sabbia, chi li controlla? Per quanto uno possa tenerci all'ambiente un impatto antropico così pesante è senza dubbio significativo in quelle spiagge.

Nel video mostri anche dei partner del Jova Beach Party che non sono affatto green, puoi spiegarci perché?

Partiamo dallo sponsor più grande, Intesa San Paolo, che è la banca che in Italia investe di più nelle fonti fossili. Noi stiamo facendo di tutto per andare verso le rinnovabili, poi c'è chi parla di ambiente e si mette come sponsor Intesa San Paolo?

Poi c'è Filemi, che ha degli stabilimenti di produzione intensiva di carne. Ok, ha la certificazione biologica ma rimane un produttore intensivo di carne. Oltretutto nell'ultimo periodo ha chiuso dei capannoni per irregolarità. Tra l'altro Jovanotti ha dichiarato più volte in passato di essere prima vegano, poi vegetariano, insomma credo basti questo.

Cristina Coto poi ricorda che esiste uno studio del q che "dalle spiagge del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, ogni bagnante che passa una giornata al mare porta via con sé, volente o nolente, dai 50 a 100 grammi di sabbia", come ricorda anche l'associazione Marevivo.

Però il WWF ci ha detto che gli eventi piccoli senza valutazioni di incidenza ambientale hanno un impatto maggiore, che ne pensi?

Sarebbe un sogno regolamentare anche quelli piccoli, ma questo non c'entra. Il tema è: vogliamo spostare l'attenzione sui piccoli eventi per non parlare del Jova Beach Party? Secondo me la partecipazione del WWF Italia è avvenuta perché l'associazione cercava visibilità. Tra l'altro, non tutte le associazioni operano allo stesso modo. Quella di Fermo (dove si è svolta una tappa del tour) ha deciso di chiudere in segno di protesta. Negli ultimi anni la credibilità è scesa molto, anche a seguito di collaborazioni con brand poco sostenibili come Tonno Rio Mare o Tezenis.