Locuste, la parola all’esperto: “Il cambiamento climatico non fa altro che aggravare il problema”

Quella delle locuste è un’emergenza che mette ancora più a rischio la sicurezza alimentare di milioni di persone, soprattutto in Africa, e che è connessa “all’azione umana di trasformazione dell’ambiente”, come sottolinea Giuliano Martiniello, docente presso il dipartimento di scienze agrarie e dell’alimentazione dell’American University of Beirut.
Federico Turrisi 12 Marzo 2020

Ti abbiamo parlato in un paio di occasioni dell‘invasione di locuste in alcune regioni dell'Africa e dell'Asia, un'emergenza passata inevitabilmente in secondo piano dopo l'esplosione dei casi di infezione da coronavirus in Italia e nel resto d'Europa. Ciò non toglie però gravità alla situazione che stanno attraversando alcune nazioni molto povere del pianeta, in particolare dell'Africa orientale, in seguito alla devastazione provocata dagli sciami di insetti. Per approfondire meglio la questione nelle sue varie sfaccettature, abbiamo chiesto un parere a Giuliano Martiniello, Assistant Professor di Rural Community Development presso il dipartimento di scienze agrarie e dell’alimentazione dell’American University of Beirut (Libano).

Perché è da considerare particolarmente grave l'invasione di locuste di quest'anno?

"Invasioni di locuste, soprattutto in Africa, ce ne sono sempre state. C’è da chiedersi quali sono le condizioni strutturali che stanno generando la recrudescenza del fenomeno. Parliamoci chiaro, l’Africa Orientale era già una regione complicata dal punto di vista della sicurezza alimentare.

Uno dei fattori più importanti che ha determinato il peggioramento di una calamità del genere è il cambiamento climatico. Le locuste hanno bisogno di determinate condizioni per riprodursi: innanzitutto un terreno umido, che possa permettere la deposizione in profondità, circa 10-15 centimetri, delle uova. Il cambiamento climatico provoca l'alternanza di periodi di siccità ad altri di intense precipitazioni, si passa da un estremo all’altro. Questo è il problema. Nel caso in questione, le abbondanti piogge sono dovute a variazioni dell’ecosistema dell’Oceano Indiano, in particolare all'accentuazione della fase positiva del dipolo (te ne avevamo parlato in questo articolo, ndr). Si sono così create le condizioni favorevoli per la proliferazione delle locuste e i numeri sono spaventosi. Stiamo parlando di miliardi di insetti, e purtroppo l’emergenza è destinata a crescere."

Come si contrasta l’invasione di locuste? Le comunità rurali africane saranno in grado di risollevarsi dopo questa calamità?

"I lavori di tamponamento e di prevenzione dell’emergenza spettano ai ministeri dell’Agricoltura dei vari paesi. Il budget di molti di questi ministeri è stato smantellato negli ultimi 20 anni. L’assistenza che le istituzioni sono in grado di offrire alle popolazioni è quindi molto limitata.

In genere, si combatte l’emergenza spruzzando direttamente sulle locuste prodotti chimici dall’alto o da terra. Non sempre però questi metodi si rivelano efficaci. Sono inoltre molto costosi, oltre ad avere un impatto negativo non trascurabile sul terreno. Ci sono poi strumenti per così dire «biologici». Gli uccelli sono i principali mangiatori di locuste; ma a causa del riscaldamento globale, che ha fatto alzare le temperature anche nelle fasce temperate, anticipano la loro migrazione verso l’Europa. Così quando gli sciami di locuste cominciano a diffondersi, gli uccelli sono ormai in viaggio verso nord.

Il punto è che la resilienza delle popolazioni africane è messa veramente a dura prova, perché le crisi sono molteplici e sono legate all’azione dell’uomo che sta trasformando l’ambiente e sfruttando in maniera irresponsabile le risorse naturali. Resilienza è un termine che mi piace perché esprime la capacità di adattarsi a contesti sempre più difficili. Ci sono però dei limiti. Se si volesse davvero intervenire, bisognerebbe mettere in campo quelle che vengono chiamate «misure di adattamento e di mitigazione». Ed è una questione non solo del Kenya o dell’Etiopia, ma richiede una cooperazione a livello internazionale, data la dimensione del fenomeno."

E quali sono queste misure?

"Imporre un freno alla deforestazione, per esempio. Se non si smette di trasformare radicalmente gli ecosistemi, è chiaro che sul lungo periodo la base materiale delle risorse naturali viene danneggiata. È tutto collegato, interconnesso: deforestazione significa anche cambiamento dei modelli delle precipitazioni, significa oscillazioni che gli agricoltori locali non riescono più a gestire. L'invasione di locuste rappresenta una crisi che si aggiunge ad altre crisi. È un processo che si lega a quello più ampio di trasformazione della natura da parte dell’uomo."