Luca Franceschetti e la lotta per l’ambiente: dal sindacato studentesco ai Climate Strike di Roma

Frequenta Scienze politiche all’Università di Roma Tre e fa parte del movimento Fridays for Future della Capitale sin dai primi scioperi di gennaio. Il suo attivismo nel sindacato studentesco manifesta già la sua attitudine a prendersi cura degli altri. Cura che, da mesi, sta dedicando al Pianeta e all’ambiente in cui vive.
Sara Del Dot 10 maggio 2019

Luca Franceschetti ha 20 anni e studia Scienze politiche all'Università Roma Tre, lo stesso ateneo che di recente ha detto addio alle bottigliette di plastica consegnando a ciascuno dei suoi studenti una borraccia di metallo. Dopo aver conosciuto la lotta di Greta Thunberg, che ha portato con sé un’ondata di consapevolezza sul tema, dal 18 gennaio di quest’anno Luca non si perde uno sciopero del clima e infatti, all’interno del Fridays for Future romano, è ormai uno dei punti di riferimento.

Quando hai deciso di aderire attivamente al movimento Fridays for future?

Già da un po’ di tempo stavo seguendo Greta e il percorso del movimento. Un giorno, navigando su Facebook, mi sono imbattuto nell’evento della manifestazione qui a Roma e ho deciso di andarci. Era il 18 gennaio, eravamo i primi a scioperare in piazza e quindi abbiamo preso in mano l’intero movimento romano. Da allora ogni venerdì lo trascorro in piazza del Popolo. Attualmente siamo circa un centinaio ogni venerdì, ma stiamo cercando di lavorare proprio sul coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone per migliorare e migliorarci per proseguire con la lotta e continuare a farci sentire.

Com’è stato quando è arrivata Greta a Roma, proprio da voi? Come ti sei sentito?

L’arrivo di Greta è stato davvero un bel momento. Per noi è stato un piacere e un onore averla lì. Ha sicuramente dato un valore aggiunto ai nostri venerdì, anche intervenendo sul palco.

Tu studi a Roma Tre, un’Università in cui sono state consegnate borracce in metallo a tutti gli studenti per evitare di utilizzare le bottigliette di plastica. Cosa pensi di questo tipo di iniziative?

Io faccio parte del sindacato studentesco Roma Tre, quindi ho seguito bene la vicenda e penso proprio che sia un bene. L’iniziativa delle borracce è partita dal Comitato dei Rettori delle Università Italiane, ma all’interno dell’Ateneo stiamo spingendo molto su questi temi, sia come sindacato che come singoli. Roma Tre è una realtà molto sensibile all’argomento. C’è ancora molto da lavorare però speriamo che l’Università si impegni sempre di più per essere un luogo sostenibile, anche perché dobbiamo ricordare che si tratta di un'istituzione che può davvero dare l’esempio. E ce la sta facendo, perché ho sentito che anche Tor Vergata e la Sapienza si stanno muovendo in questa direzione e così anche tante altre università italiane.

C’è qualcos’altro che secondo te potrebbe essere fatto nell’immediato per avere un impatto ambientale minore?

Nell’immediato bisognerebbe combattere il consumo sfrenato della plastica. Poi ciascun individuo deve fare la propria parte, magari cercando di usare il più possibile i mezzi pubblici o la bicicletta, o anche facendo bene la raccolta differenziata. Poi chiaramente il problema è molto più grosso di così. L’individuo può soltanto fare la propria parte.

Come vi state organizzando per il secondo sciopero globale per il clima?

Il 24 maggio faremo un corteo. Personalmente io sto seguendo un gruppo con cui sto lavorando a una performance artistica. Un ragazzo si è occupato di raccogliere tutti i vestiti usati e sta cercando di montare un’installazione sul tema del fast fashion. Il risultato sarà una sorta di enorme abito composto dai vestiti usati che le persone potranno anche provare. Pensavamo di portare l’opera al corteo con un furgoncino elettrico, ma ci stiamo ancora organizzando.

Cosa ne pensi del nuovo movimento ambientalista Extinction Rebellion?

Extinction Rebellion è una realtà diversa da noi, è autonoma e complessa. Noi come Fridays for Future abbiamo avuto contatti con il loro gruppo, perché anche se siamo movimenti diversi e lavoriamo in modo diverso, i nostri obiettivi sono comuni e quindi dobbiamo cercare di lavorare tutti insieme portando avanti un progetto condiviso. O almeno, a Roma ci stiamo provando perché è giusto che ci facciamo sentire insieme.

Credi che tutti i movimenti ambientalisti nati quest’anno porteranno davvero una nuova consapevolezza sul tema dei cambiamenti climatici?

Credo di sì, spero di sì. Nel piccolo ho notato che in molti si stanno già muovendo, a livello individuale ma anche istituzionale, soprattutto per quanto riguarda il problema plastica, che comunque è una questione a parte, anche grazie ai numerosi divieti alla plastica monouso emessi in questi mesi. Si tratta di un piccolo obiettivo raggiunto per noi, ma è solo l’inizio, perché noi puntiamo ad eliminare la dipendenza dal petrolio. Questo farebbe davvero la differenza. Ma sono risultati che se si vedranno si vedranno solo più in là. Io spero si stia andando nella giusta direzione.