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9 Aprile 2023
12:00

Mattoni in juta per costruire case per rifugiati: l’idea nata dall’incontro tra un imprenditore del Texas e uno scienziato del Bangladesh

La collaborazione tra una startup americana e uno scienziato del Bangladesh ha permesso di realizzare della case temporanee per rifugiati utilizzando la juta come materiale da costruzione.

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Mattoni in juta per costruire case per rifugiati: l’idea nata dall’incontro tra un imprenditore del Texas e uno scienziato del Bangladesh
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Nel 2021 guerre, persecuzioni e altre violazioni dei diritti umani hanno costretto quasi 90 milioni di persone a fuggire dalle proprie case. Entro il 2050, la crisi climatica potrebbe portare questo numero a superare il miliardo. Quali prospettive possono avere le persone rimaste senza una casa?

La collaborazione tra due uomini, Alex Blum, CEO della startup americana Applied Bioplastics  con sede in Texas, e il Dottor Mubarak Ahmed Khan del Bangladesh, scienziato pluripremiato ed ex fisico nucleare sembra aver trovato una soluzione.

L'idea, infatti, è stata quella di trasformare la juta in un materiale da costruzione per realizzare dei rifugi temporanei. Questi rifugi, infatti, sarebbero costruiti utilizzando dei blocchi di costruzione a base vegetale, chiamati BTTR Board (jutin in Bangladesh). La base vegetale, in questo caso, è costituita dalla juta, il cui principale esportatore nel 2020 è stato proprio il Bangladesh.

Nel 2017, Alex Blum si trova ad avere a disposizione una cifra di 500mila dollari da voler destinare a una buona causa. Non appena Blum viene a conoscenza che almeno due milioni do persone hanno attraversato il confine del Bangladesh, decide di recarsi in questo Paese e viene così a scoprire cosa c'è realmente dietro una fuga di tali dimensioni.

I Rohingya sono una minoranza etnica di musulmani che vive in quello che oggi è il Myanmar e che hanno iniziato a fuggire in massa attraverso il confine verso il Bangladesh nell'agosto del 2017 a seguito di un'escalation della violenza militare nei loro confronti. Oggi più di 900mila rifugiati Rohingya vivono nella regione di Cox's Bazar in Bangladesh, forse il campo profughi più grande al mondo.

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Rendendosi conto che 500mila dollari non avrebbero fatto molto di fronte ad uno sfollamento così massiccio, Alex Blum ha deciso di realizzare un documentario che raccontasse la storia dei Rohingya, un documentario che gli ha poi permesso di incontrare Mubarak Ahmed Khan e quindi di realizzare i BTTR Board.

"Il nostro composito riunisce l'empowerment delle comunità agricole rurali e delle industrie tradizionali del Bangladesh per creare una soluzione unica ai problemi moderni, su larga scala – ha dichiarato Khan -. La mia invenzione andrà a beneficio finanziario del Bangladesh migliorando le condizioni di vita di centinaia di migliaia di persone. Non potrei essere più orgoglioso di essere un membro anziano del team di Applied Bioplastics, che sta dando vita alla mia idea”.

Come sono realizzati nello specifico questi blocchi a base vegetale? Innanzitutto, la juta viene tessuta in tela; quindi viene stratificata sopra una base di stagno ricoperta da un film di mylar, un poliestere molto flessibile e duraturo, successivamente trattato con una miscela chimica brevettata che, come dichiarato da Blum, non è tossica. Infine, la tavola ottenuta viene dipinta con una resina termoindurente e posta in uno stampo.

Al momento la prima fase del progetto pilota può considerarsi completata. Secondo quanto affermato dall'imprenditore Alex Blum, "varie organizzazioni umanitarie, tra cui le Nazioni Unite, potrebbero scegliere di acquistare più case considerato il successo del programma pilota".

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.