Mea culpa del presidente australiano: “Avrei potuto gestire meglio l’emergenza incendi”

Dopo essere stato duramente contestato dalle comunità colpite dai roghi, sono arrivate le scuse del premier conservatore dell’Australia Scott Morrison, che però non fa retromarcia sugli obiettivi del suo governo riguardo al taglio delle emissioni di carbonio né accenna a un collegamento tra gli incendi boschivi e i cambiamenti climatici.
Federico Turrisi 13 gennaio 2020

Da mesi l'Australia, e in particolare nello stato del Nuovo Galles del Sud, è in preda alle fiamme. I numeri della tragedia sono drammatici: almeno 28 vittime, un miliardo di animali morti, oltre 8 milioni di ettari di terreno andati in fumo (una superficie pari a quella dell'intera Austria). I vigili del fuoco e le altre autorità locali stanno facendo il possibile per spegnere i focolai; ma forse se si è arrivati a tutto questo è anche perché dai piani alti l'emergenza incendi non è stata gestita nel modo migliore.

Per la prima volta il primo ministro conservatore dell'Australia Scott Morrison ha ammesso ieri carenze ed errori nella gestione della crisi e ha annunciato una pubblica inchiesta sulla risposta del governo federale di fronte all'emergenza "C'erano questioni che avrei potuto gestire meglio sul campo, ma adesso c'è una voglia nuova del governo di farsi carico del disastro", ha dichiarato Morrison alla stampa.

Da settimane il presidente è bersaglio di critiche e proteste. A metà dicembre, in piena emergenza, il premier era volato alle Hawaii in vacanza con la famiglia, e negli ultimi giorni, mentre era in visita nei luoghi più colpiti dagli incendi, è stato duramente contestato dalla popolazione locale. Anche nelle grandi città come Sydney e Melbourne (che a causa degli incendi stanno facendo registrare livelli stellari di inquinamento atmosferico) sono scese in piazza migliaia di persone per manifestare contro il governo.

L'accusa più grave che viene fatta a Morrison è quella di essere un negazionista dei cambiamenti climatici e di essere ostaggio della lobby dell'industria del carbone. Su questo aspetto il presidente australiano fa orecchie da mercante. Nei suoi discorsi non si fa mai accenno a un possibile collegamento tra i cambiamenti climatici e l'emergenza incendi in corso. In più, Morrison ha fatto sapere che il suo governo non ha intenzione di rivedere gli obiettivi sulla riduzione delle emissioni di carbonio né di mettere a rischio i posti di lavoro legati al settore carbonifero; anzi ribadisce che Candberra si sta muovendo nella giusta direzione. Una situazione, come potrai capire, a dir poco grottesca: è come se il comandante annunciasse che va tutto bene, mentre la nave sta affondando.