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Nel suolo c’è più plastica che negli oceani e il cibo che mangiamo è a rischio: la FAO lancia l’allarme

Un nuovo rapporto dell’agenzia dell’ONU ha analizzato l’uso di plastica nel settore agroalimentare, che ne sfrutta decine di milioni di tonnellate ogni anno. Gli effetti però sono preoccupanti: nei suoli che utilizziamo per produrre cibo ci sono quantità di microplastiche non ancora stimate, che possono provocare danni alla salute dell’uomo e degli animali. In assenza di alternative valide, il futuro dipende da un nostro uso responsabile del materiale.
Alessandro Bai 20 Dicembre 2021

Non solo in mare, sulle spiagge o nelle aree urbane: la maggior parte della plastica che produciamo è invisibile ai nostri occhi ma continua ad inquinare il sottosuolo, e di conseguenza anche gran parte del cibo che otteniamo. A sottolinearlo è un nuovo report pubblicato dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che fa il punto sullo stato critico dei suoli a livello globale e sui suoi potenziali effetti in termini di sicurezza alimentare.

D'altronde, se sapessi quanta plastica utilizziamo davvero nei processi che ci portano a produrre il cibo, potresti anche non essere stupito della situazione. I numeri diffusi dalla FAO, infatti, sono impressionanti: la catena del valore del settore agroalimentare, ovvero l'insieme delle attività svolte per ottenere il prodotto finale, utilizza ogni anno 12,5 milioni di tonnellate di plastica, ai quali si aggiungono altri 37,5 milioni di tonnellate usati per realizzare gli imballaggi alimentari. Stando al rapporto dell'agenzia dell'ONU, i settori che fanno più uso di questo materiale sono quello agricolo e dell'allevamento, con 10,2 milioni di tonnellate annuali in totale. Guardando invece alle aree geografiche, è l'Asia a utilizzare le maggiori quantità di plastica nel settore agroalimentare, pari a circa la metà di quelle consumate a livello globale.

Ma quali sono i rimedi a questa situazione? Il punto più drammatico, secondo la FAO, è proprio questo. In assenza di alternative valide, purtroppo l'orizzonte non è roseo: si prevede infatti che la richiesta globale di teli in plastica usati per le serre, per la pacciamatura e per l'insilamento possa addirittura raddoppiare tra il 2018 e il 2030, passando da 6,1 a 9,5 milioni di tonnellate.

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La richiesta di teli in plastica usati per la pacciamatura ed altre operazioni agricole potrebbe salire del 50% entro il 2030.

Peccato che, seppur estremamente utile sotto vari aspetti, dalla protezione dei raccolti all'aumento della produttività, fino alla riduzione della necessità dei pesticidi, gli effetti negativi di un uso eccessivo di plastica sono ormai sotto gli occhi di tutti, a partire dalla difficoltà di smaltire questo materiale nel modo corretto. È proprio l'uomo, infatti, a rappresentare la porta d'ingresso attraverso cui la plastica arriva nell'ambiente, iniziando a provocare danni su più livelli.

In particolare, la FAO si concentra sulle microplastiche, la cui presenza è stata rilevata da alcuni studi persino nelle feci umane e all'interno della placenta di donne in gravidanza. Queste porzioni di plastica dalle dimensioni inferiori ai 5 millimetri possono infatti provocare danni a livello cellulare e mettere a rischio la salute tanto dell'uomo quanto degli animali. Un pericolo che ovviamente aumenta se la terra che utilizziamo per crescere i prodotti che mangiamo è ricca di microplastiche.

Se infatti negli ultimi anni l'attenzione del mondo scientifico si è concentrata soprattutto sugli oceani, si pensa che nei suoli sfruttati dal settore agroalimentare la quantità di microplastiche sia di gran lunga superiore. Ecco perché, se è vero che eliminare la plastica utilizzata con uno schiocco di dita non è possibile, per la FAO è fondamentale farne un uso responsabile, che provi a ridurne la mole impiegata, a riciclarne maggiori quantità possibili e a smaltirla nel modo giusto, in attesa di nuove soluzioni all'avanguardia che possano fornirci un'alternativa credibile ed efficace.

Fino a quel momento, sta all'uomo ascoltare il grido d'aiuto lanciato dai nostri suoli, che attraverso i loro prodotti ci stanno ormai restituendo la plastica con i quali li inquiniamo.

Fonte | Assessment of agricultural plastics and their sustainability: A call for action" pubblicato da FAO il 7/12/2021