Nelle grandi città italiane i livelli di smog sono alle stelle: che cosa sta accadendo?

L’elevata concentrazione di polveri sottili sta determinando continui sformanti delle soglie previste dalla legge e sta portando vari Comuni ad imporre limitazioni ai veicoli più inquinanti. I capoluoghi più colpiti dall’emergenza smog sono Torino, Milano, Bologna e Roma. La domanda è: servono davvero i blocchi del traffico?
Federico Turrisi 16 gennaio 2020

Svegliarsi la mattina, aprire la finestra e rendersi conto che l'aria è irrespirabile. È quello che sta capitando a moltissimi abitanti di città come Torino, Milano e Roma. L'Italia sta attraversando una lunga fase di alta pressione e questo, unendo anche l'assenza di vento in regioni già predisposte morfologicamente al ristagno dell'aria, come la pianura Padana, sta peggiorando il problema dell'inquinamento atmosferico.

Scattano allora, a suon di ordinanze, i provvedimenti delle amministrazioni per cercare di contenere la diffusione delle polveri sottili. Marco Granelli, assessore alla Mobilità del Comune di Milano, ha definito "allarmante" la sequenza di superamenti dei limiti di PM10 (ricordiamo che la soglia fissata dalla legge è pari a 50 microgrammi per metro cubo). Proprio a Milano il 15 gennaio, in anticipo di due giorni, sono partite le misure di secondo livello del protocollo "Protocollo regionale sulla qualità dell'aria" che prevedono lo stop dei veicoli diesel privati fino a Euro 4 e di quelli commerciali fino a Euro 3.

La situazione è ancora più critica a Torino (una delle città più inquinate d'Europa), dove, dopo 20 giorni consecutivi di sforamento, è scattato l'allarme viola. Dal 17 gennaio all'interno del territorio della Città Metropolitana si dovranno fermare tutti i veicoli diesel fino a Euro 5, compresi i modelli successivi al 2013. Altro capoluogo, altre misure di emergenza contro le polveri sottili: anche le centraline dell'Arpa a Bologna negli ultimi giorni hanno fatto registrare livelli ben superiori ai 50 microgrammi per metro cubo, il che ha spinto l'amministrazione comunale a stabilire lo stop delle autovetture con motorizzazione a benzina fino a Euro 1 e a gasolio fino a Euro 4 dal 17 al 20 gennaio.

Ma non è solo la pianura Padana ad essere nella morsa dello smog. Non sono risparmiate dal problema anche regioni dell'Italia centrale come Toscana e Lazio. A Firenze, per esempio, sono in vigore fino al 18 gennaio i divieti che riguardano i veicoli diesel fino ad Euro 3 e benzina fino a Euro 1. Anche a Roma i livelli di polveri sottili sono costantemente alti: nel periodo tra il 1 gennaio e il 12 gennaio solo in 6 centraline su 23 non si è registrato alcun giorno di superamento della soglia. Per questo motivo, dal 14 gennaio e per tre giorni consecutivi il Campidoglio ha disposto il blocco della circolazione in città di tutti i veicoli diesel fino a Euro 6.

La colpa dell'emergenza smog non è solo da attribuire al traffico veicolare: ci sono da tenere in considerazione anche le attività industriali e soprattutto il riscaldamento delle abitazioni. Fattore quest'ultimo che ha l'impatto maggiore in termini di rilascio di particelle inquinanti. Il trasporto è dunque soltanto uno degli ambiti su cui lavorare. Tant'è che, numeri alla mano, il vero problema più che i veicoli diesel sembrerebbero essere proprio le caldaie a pellet o a legno (dette anche caldaie a biomassa).

"Il contributo diretto del traffico relativo alle polveri Pm10 è stimabile intorno al 25%. Vietando la circolazione ai diesel incidiamo dunque solo su quel  25% ma nel frattempo tanti altri veicoli continuano a circolare, più o meno la metà di quelli abituali. A questo punto, il blocco, si potrebbe dire che incide per poco più del 12%. Una percentuale piccola, davvero marginale", ha affermato Cinzia Perrino, direttore dell'Istituto sull'Inquinamento atmosferico del Cnr, in un'intervista rilasciata a la Repubblica.

La riduzione della circolazione delle macchine (solo in città tra l'altro) diventa allora solo un provvedimento simbolico per mantenere alta l'attenzione sul tema, e di certo non si può definire una soluzione efficace. Così come non ci si può affidare al meteo, e sperare nell'arrivo della pioggia. Conviene invece elaborare piani di lunga durata per favorire l'uso del trasporto pubblico locale e l'adozione di soluzioni più sostenibili a livello di mobilità (auto elettriche, car sharing, biciclette eccetera). Converrebbe pensare anche a una strategia per incentivare l'acquisto di caldaie a minore impatto ambientale e riqualificare gli impianti termici degli edifici più vecchi, riducendo così anche i consumi energetici.