Non una semplice gita: da Milano al Monte Rosa in bici e sci per sensibilizzare sulla crisi climatica

I protagonisti di questa piccola impresa sono due ragazzi, Giovanni Montagnani e Michele Dondi, che già avevano portato avanti un’azione di protesta climatica simile in occasione dello scorso World Economic Forum di Davos: “Percorriamo una strada oggi visibile a tutti ma che in futuro potrebbe non esserlo più”.
Federico Turrisi 27 giugno 2020

Nelle giornate terse il maestoso massiccio del Monte Rosa è ben visibile da Milano. Città e montagna, in fondo, non sono così distanti e condividono lo stesso destino. Perché l'emergenza climatica riguarda tutti e non fa distinzioni, anche se è innegabile che i ghiacciai alpini stanno pagando un prezzo molto più alto a causa del riscaldamento globale.

Di fronte a tutto ciò puoi voltarti dall'altra parte, oppure agire e convincere più persone possibili ad agire. Un'iniziativa come quella lanciata da Giovanni Montagnani (che già a gennaio, insieme ad altri tre amici alpinisti, aveva raggiunto Davos sugli sci per protestare contro l'inerzia dei grandi del pianeta sulla questione climatica) ha chiaramente un valore simbolico: partire da una grande città come Milano e raggiungere il Monte Rosa per mostrare le condizioni di sofferenza delle nostre montagne e per dire che adesso è il momento di cambiare il nostro stile di vita per il bene del pianeta.

Come mai avete scelto di dare alla vostra azione di protesta questo nome: la via (in)visibile?

Facendo alpinismo da diversi anni, una cosa che si nota proprio a vista d'occhio è la contrazione dei ghiacciai, a causa dell'aumento delle temperature. Ed è veramente qualcosa da lasciare a bocca aperta. L'idea è quella di raccontare un itinerario ora visibile, ma che potrebbe diventare invisibile entro pochi anni.

In questa avventura siete in due, tu e Michele Dondi?

Tendenzialmente sì, anche se degli amici magari ci seguiranno per alcuni tratti. L'iniziativa è aperta a tutti, chi vuole può unirsi a seconda delle sue capacità.

Come arriverete sopra al Monte Rosa?

Non abbiamo un itinerario ufficiale, comunque credo che in due raggiungeremo la Capanna Regina Margherita (a oltre 4.500 metri di altitudine), il rifugio più alto d'Europa, domenica mattina. La partenza invece è da Piazza della Scala, a Milano. Copriremo la distanza in bici e poi in montagna con gli sci, affrontando un dislivello di circa 5000 metri. Sembra un'impresa fisica importante, ma alla fine è qualcosa alla portata di amatori come noi. A Milano saremo un po' buffi con le attrezzature alpinistiche in spalla.

L'alpinismo sembra essere per voi quasi una scusa per parlare della crisi climatica.

A Davos volevamo denunciare soprattutto l'ipocrisia dei potenti della Terra.  In questo caso raccontiamo un mondo che non ci sarà più in futuro a causa delle attività umane. Il titolo dell'Ansa è sbagliato: non è un'iniziativa per "salvare i ghiacciai". Che i ghiacciai alpini possano essere salvati è un'illusione. Il messaggio positivo è che noi come esseri umani siamo più resilienti dei ghiacciai e possiamo usare questi ultimi come i cardellini che  i minatori si portavano nelle gallerie per verificare la presenza di fuoriuscite di gas pericolosi. Quando il cardellino moriva, i minatori uscivano; allo stesso modo, questi ecosistemi compromessi rappresentano un avvertimento.

Tra l'esperienza di Davos e adesso c'è stato di mezzo un lockdown, a causa della pandemia da Covid-19. Secondo te è cambiato qualcosa nell'opinione pubblica e nella politica per quanto riguarda l'approccio alla crisi climatica?

C'è una politica che si fa forte del fatto che il mondo non è ancora pronto alla transizione ecologica e che ancora difende quelle categorie che hanno tutto da perdere per via di tale transizione. Qualche esempio? L'industria dell'auto o quella dei combustibili fossili. La pandemia ha fatto venire a galla le disuguaglianze sociali, e così capiterà con l'emergenza climatica. A mio parere, la sensazione di crisi è arrivata a tutti, ma il punto è come si reagisce a questa crisi. Sembra che la gente non sia pronta a mettersi in discussione, quando in realtà c'è bisogno di cambiamenti radicali. Ci vorrebbe una figura carismatica e credibile, un leader con poteri decisionali che ispiri il cambiamento nelle persone e sappia indirizzarle nella giusta direzione. Una specie di Greta Thunberg politica e adulta. Ho tanta speranza nell'Europa, se non si facesse intimidire dai Paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad.

Quale messaggio speri di lasciare con questo viaggio?

Non abbiamo certo la pretesa di cambiare il mondo con un'azione come questa. Per noi è essenzialmente svago, divertimento; ma è anche l'occasione per parlare di temi come l'emergenza ambientale e climatica. C'è una frase di Greta Thunberg che a me piace molto: "Don't look for hope, but look for action, and then hope will come". Se ti senti scoraggiato e senti che è una battaglia persa, non attendere che esca un giorno la notizia che è finita l'emergenza climatica, ma datti da fare. Ognuno di noi può dare il suo contributo nella lotta contro il cambiamento climatico.