Occhiali da sole con la plastica riciclata dagli oceani: ecco la sfida di Safilo

È italiana la prima azienda al mondo che produce occhiali da sole fatti interamente di plastica riciclata dagli oceani. Ogni prodotto è stato raccolto dall’associazione olandese no profit The Ocean Cleanup, nata con lo scopo di sviluppare tecnologie avanzate per la rimozione dei rifiuti plastici dagli oceani.
Francesco Li Volti 29 Ottobre 2020

Avresti mai detto che da quella bottiglietta che hai visto in acqua quest'estate, sarebbe stata prodotta una vasta gamma di occhiali da sole? Forse tu no, ma l'associazione olandese no profit The Ocean Cleanup sì. E per questo ha contattato l'azienda padovana Safilo, con l'obiettivo di creare qualcosa di nuovo, di estremamente originale e soprattutto green. Così è nata l'idea di riciclare la plastica proveniente dalle isole di immondizia dell'Oceano Pacifico: per produrre un semplice paio di occhiali da sole vengono così smaltiti una quantità pari a 24 campi da calcio di plastica. L'intera linea di occhiali contribuirà alla pulizia dell'equivalente di circa 500mila campi da calcio di plastica.

Ma c'è di più: acquistando questi occhiali in edizione limitata, donerai il 100% all'associazione The Ocean Cleanup, che li reimpiegherà nella lotta al contrasto dell'inquinamento marino. Inoltre su questi occhiali da sole sarà disposto un QR code speciale, a dirla tutta praticamente "unico". Questo ti permetterà di conoscere tutto quello che c'è da sapere sul prodotto, sul progetto The Ocean Cleanup e sul luogo specifico da cui i materiali plastici sono stati rimossi per creare quello specifico paio di occhiali.

Le isole di immondizia galleggiante si trovano fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord e le stime circa la loro dimensione variano dai 700.ooo chilometri quadrati ai 10 milioni di chilometri quadrati (cioè da un'area più grande della Penisola iberica a un'area più estesa della superficie degli Stati Uniti).

L'iniziativa di The Ocean Cleanup contribuirà sicuramente a ridimensionare questo terribile fenomeno che inquina le nostre acque, ma servirebbe che ci fossero più azioni di questo genere per poter effettivamente arginare la questione dei mari inquinati.