L’olio extravergine d’oliva resta uno dei simboli della Dieta mediterranea e uno dei prodotti più apprezzati dai consumatori italiani. Eppure, anche dietro marchi conosciuti e prezzi elevati possono nascondersi problemi legati alla qualità, alla conservazione e alla presenza di sostanze indesiderate.
A riaccendere l’attenzione sul tema è una nuova indagine realizzata dalla rivista tedesca Öko-Test, che ha analizzato 30 oli extravergine venduti sul mercato europeo, inclusi diversi marchi presenti anche nei supermercati italiani.
Il test sull’olio extravergine: solo pochi prodotti promossi
Secondo quanto emerso dall’indagine, soltanto due oli hanno ottenuto il giudizio massimo. Sette prodotti, invece, sarebbero stati considerati non conformi alla categoria “extravergine” a causa di difetti sensoriali rilevati durante il panel test previsto dalla normativa europea.
Tra i problemi riscontrati dagli assaggiatori figurano sentori di rancido, muffa e fermentato, difetti che possono comparire quando le olive vengono lavorate troppo tardi oppure quando l’olio subisce ossidazione durante trasporto e conservazione.
Quando un olio non può essere definito extravergine
Per essere classificato come olio extravergine di oliva, il prodotto deve rispettare precisi parametri chimici ma anche superare le verifiche sensoriali previste dai regolamenti europei.
Questo significa che un olio non deve presentare alterazioni percepibili all’olfatto o al gusto. In caso contrario, anche se venduto come EVO, può essere declassato a una categoria inferiore.
Pesticidi e oli minerali trovati nelle analisi
Oltre agli aspetti organolettici, il test ha evidenziato la presenza di residui di pesticidi, oli minerali e plastificanti in diversi campioni analizzati.
Le analisi di laboratorio hanno individuato:
tracce multiple di pesticidi in quasi tutti gli oli convenzionali;residui anche in alcuni prodotti biologici;presenza di MOSH e MOAH, idrocarburi derivati da oli minerali;tracce di dibutilftalato (DBP), appartenente alla famiglia degli ftalati.
Secondo gli esperti, le quantità rilevate rientrerebbero nei limiti di legge, ma resta alta l’attenzione sui possibili effetti dell’esposizione combinata a più sostanze.
Il biologico non garantisce sempre qualità superiore
Uno degli aspetti più discussi dell’indagine riguarda proprio gli oli biologici. Dei 30 prodotti analizzati, ben 18 erano certificati bio, ma questo non ha evitato la presenza di contaminazioni o difetti sensoriali.
Il test sottolinea quindi come il marchio biologico certifichi principalmente il metodo di coltivazione e il minor utilizzo di pesticidi, senza garantire automaticamente qualità superiore sotto ogni aspetto.
I marchi italiani finiti sotto esame
Tra gli oli analizzati figurano anche marchi molto conosciuti in Italia.
L’olio bio De Cecco sarebbe stato bocciato dal panel test per la presenza di note rancide incompatibili con la definizione di extravergine. Le analisi avrebbero inoltre rilevato tracce di DBP, MOAH e MOSH.
Diversa la situazione dell’olio “Extra Classico” dello stesso marchio, che avrebbe ottenuto una valutazione complessivamente sufficiente.
Anche Filippo Berio avrebbe ricevuto un giudizio soltanto sufficiente, con presenza di due pesticidi rilevati durante le analisi.
Tra i prodotti non conformi agli standard dell’extravergine compare anche La Selva, mentre il “Fiore” dell’Oleificio Salvadori è risultato tra gli oli italiani valutati più positivamente.
Valutazione sufficiente anche per il Primadonna Bio di Lidl, dove sarebbero state trovate tracce di MOSH e DBP ma nessun pesticida rilevato.

Molti dei marchi coinvolti nell’indagine sono distribuiti anche in Italia o presenti nella grande distribuzione europea. Va però precisato che i campioni testati in Germania potrebbero non coincidere esattamente con i lotti commercializzati nei supermercati italiani, poiché alcune aziende utilizzano blend differenti a seconda del mercato di destinazione.
Nonostante questo, il test offre una fotografia importante sulle criticità che possono interessare l’intera filiera dell’olio extravergine europeo.
Come scegliere un buon olio extravergine al supermercato
Per acquistare un olio EVO di qualità è importante osservare alcuni dettagli presenti in etichetta:
verificare la dicitura “olio extravergine di oliva”;preferire prodotti con origine chiara delle olive;scegliere bottiglie in vetro scuro o lattina;controllare la data di scadenza;valutare la presenza della dicitura “estratto a freddo”.
Anche la corretta conservazione è fondamentale: luce, aria e calore accelerano infatti il deterioramento dell’olio e ne compromettono gusto e proprietà.