Orso marsicano: quando una specie a rischio, anziché un problema, può diventare una risorsa

Raggiungere un punto di equilibrio tra attività umane e presenza di plantigradi è possibile, tant’è che l’orso marsicano è diventato una delle principali attrazioni turistiche del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove è rimasto il principale nucleo superstite (composto da circa 50-60 individui). La riduzione di habitat e le uccisioni illegali rappresentano però ancora una minaccia alla sua sopravvivenza.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
21 agosto 2020

Da diverse estati ormai – e questa non fa eccezione – in Trentino si accende periodicamente il dibattito sulla presenza dell'orso bruno sul territorio: crea danni agli allevatori e agli apicoltori, dicono gli oppositori alla sua reintroduzione; ma è soprattutto quando avviene un episodio di aggressione nei confronti di esseri umani che si arriva alla cattura dell'esemplare "problematico" e si apre la strada all'ipotesi di abbattimento. Questo tipo di discussioni, chiamiamole così, non hanno invece una tale risonanza mediatica in Abruzzo, patria dell'orso marsicano. Come mai?

Partiamo innanzitutto da una cosa: stiamo parlando di animali diversi. L'orso marsicano (Ursus arctos marsicanus) è stato infatti descritto per la prima volta nel 1921 come sottospecie dell'orso bruno eurasiatico (Ursus arctos arctos) per via di alcune differenze morfologiche. In più, è da considerare una specie da proteggere a tutti i costi, perché da decenni si trova pericolosamente sul crinale dell'estinzione. Di esemplari di orso marsicano ne rimangono infatti pochissimi (le stime indicano 50-60 individui), con una popolazione a scarsissima variabilità genetica confinata in un'area circoscritta corrispondente grosso modo al parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm).

Il punto è che non si registra purtroppo una ripresa demografica che possa farci stare tranquilli. Ragion per cui il comitato italiano dello Iucn (l'Unione internazionale per la conservazione della natura) ha valutato la specie Ursus arctos marsicanus "in pericolo critico" (categoria CR, ossia quella che precede l'estinzione nella regione). Continuano infatti a rimanere delle minacce per la sopravvivenza della specie da una parte la riduzione e la frammentazione degli habitat forestali, che hanno determinato l'attuale isolamento delle popolazioni superstiti, e dall'altro il conflitto con alcune attività umane, come l'allevamento e l'apicoltura, che hanno determinato dei sporadici casi di uccisioni illegali, nonostante l'orso bruno sia tutelato dalla legge italiana dal 1939.

Tuttavia, come evidenzia il rapporto Orso marsicano 2019, a cura del Pnalm, nel corso dell'anno scorso sono stati registrati due decessi e/o rinvenimenti di carcasse di orsi, e si è trattato in entrambi i casi di due gravi incidenti stradali. La sostanza non cambia: è lo spazio che si sta prendendo l'uomo a ridurre le chance di sopravvivenza dell'orso.

Malgrado tutto ciò, l'orso marsicano ha trovato una sorta di (piccolo) santuario nel parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, istituito proprio per salvaguardare l’ultimo nucleo di questo plantigrado. Anzi, l'orso è diventato il simbolo di molte iniziative del parco, di prodotti locali e di attività di valorizzazione del territorio, quasi come se fosse un'immagine da cartolina per i turisti che vengono a visitare questi luoghi. Negli anni si è venuto a creare (in parte) una sorta di equilibrio che ha permesso di costruire un ambiente più a misura d'orso e ha trasformato il patrimonio naturale in una risorsa per promuovere l'economia locale.

Certo, si potrebbe fare molto di più. Il Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano (Patom) ha individuato un territorio nell’Appennino Centrale, che va dal Parco del Matese a quello dei Sibillini, nel quale l’habitat idoneo potrebbe consentire la vita almeno a 70 femmine di orso e a oltre 200 orsi complessivi. È questo il migliore scenario auspicabile per scongiurare l’estinzione dell’orso marsicano.

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…