Ossicombustione per smaltire i rifiuti a Roma? Di cosa stiamo parlando

Già prima del rogo del Tmb2 di Roma il dibattito sullo smaltimento dei rifiuti ruotava intorno a un futuro termovalorizzatore. Ma non solo, perché negli ultimi giorni si era parlato anche di processo di ossicombustione. Vediamo di cosa si tratta.
Francesco Castagna 22 Giugno 2022
Intervista a Team Enea Sperimentazione dell'impianto di ossicombustione

Hai mai sentito parlare di ossicombustione? Si tratta in sostanza di una tecnica attraverso la quale alcuni carburanti vengono bruciati tramite l'ossigeno puro. Serve per concentrare la CO2 prodotta durante l’incenerimento a livelli tali da permetterne la cattura a valle. Questa tecnologia è già stata sperimentata in Italia, in Puglia, con un impianto nato a Gioia del Colle.

Si è parlato di ossicombustione come possibile alternativa al termovalorizzatore di Roma, l'idea è stata avanzata dall'ex sindaca di Roma Virginia Raggi.

L'impianto sarebbe in grado di trattare qualsiasi tipo di rifiuto con emissioni di Co2 e diossine nell’atmosfera pari a zero, quello di Gioia del Colle aveva ricevuto 9 milioni di fondi dalla regione Puglia per condurre attività di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale.

A opporsi alla richiesta di realizzazione in passato, oltre al movimento 5 stelle locale, diversi comuni interessati e anche le associazioni ambientaliste, che non ritengono un impianto del genere una scelta sostenibile. A dar forza alle loro battaglie c'è stata anche una sentenza del Tar, che ha annullato i permessi concessi dalla Regione Puglia alla società NewO, perché inadatti, perché le sperimentazioni erano incomplete e perché l'impianto non era compreso nel piano rifiuti della regione Puglia.

Ma a prescindere dalla cronaca politica, una tecnologia del genere a Roma potrebbe funzionare in maniera sicura e rispettosa dell'ambiente e della salute dei cittadini? Lo abbiamo chiesto al team di ricercatori Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile.

 L'ossicombustione come soluzione, il parere della ricerca ENEA

Secondo il parere dei ricercatori (che riportano alcune ricerche scientifiche già svolte sul campo), alla base della difficoltà di realizzare impianti del genere ci potrebbero essere, allo stato attuale delle cose, i consumi energetici e la complessità tecnologica associate alla generazione di ossigeno puro.

Questo sulla base degli studi condotti dalla letteratura scientifica (l’articolo di riferimento è “Wienchol P. et al. (2020) Waste-to-energy technology integrated with carbon capture – Challenges and opportunities” Energy  198, 117352-117363).

Questo aspetto, secondo il team ENEA, "riduce il recupero energetico del processo di una percentuale variabile tra il 10 e il 12 %".

Un processo costoso insomma, se ci si riferisce alle scorie "Solo le scorie vetrificate che hanno bassissimi valori di rilascio di metalli pesanti in ambiente acido e sono potenzialmente impiegabili in usi civili". Tuttavia il team di ricerca specifica come non siano stati ancora individuati i campi specifici di applicazione di questi materiali. Riguardo alle ceneri prodotte dalla lavorazione, invece, non vengono date indicazioni sulla loro eventuale inertizzazione o destino a discarica per rifiuti pericolosi.

L'inertizzazione è un processo chimico con cui si trasformano i rifiuti in sostanze non potenzialmente inquinanti

Al momento, quindi, non esistono delle procedure di smaltimento rifiuti del genere. Se questa tecnologia dovesse passare la fase di ricerca, sono tante le variabili che ne permetteranno l'uso in grandi metropoli come Roma. Ciò dipende, secondo la ricerca ENEA, da questi fattori:

  • se si superano i problemi legati agli elevati livelli di corrosione (in cui sono presenti i gas acidi)
    associati agli effluenti gassosi generati ad alte temperature (fino a 1500 gradi);
  • se i costi di generazione dell’ossigeno sono sostenibili;
  • se il recupero energetico non sia troppo inferiore a quello di un tradizionale inceneritore
  • se si riesce a trovare un mercato per le scorie vetrificate