“Pene esemplari per chi maltratta gli animali”: l’Oipa chiede una legge più severa contro torture e uccisioni

Con l’attuale legislazione chi viene condannato per i reati di maltrattamento o uccisione di animali quasi sempre riesce a sfuggire al carcere, giovando della conversione in pena pecuniaria o dell’applicazione di un istituto come la messa alla prova. Anche per questo l’aggravamento delle pene è tra le richieste al Parlamento da parte delle associazioni animaliste.
Federico Turrisi 11 Gennaio 2021

Torturare o uccidere senza motivo degli animali è qualcosa di riprovevole – su questo dovremmo essere tutti d'accordo – ed è punito dalla legge. Ma non abbastanza, a quanto pare. In Italia la pena massima per chi provoca la morte di un animale "per crudeltà o senza necessità" è pari a due anni di reclusione (articolo 544 bis del codice penale); per chi "cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche" si arriva a un massimo di diciotto mesi di reclusione, con la pena aumentata della metà se poi l'animale muore (articolo 544 ter del codice penale).

Troppo poco, secondo gli animalisti. Perché ciò significa, in sostanza, che chi viene condannato da un giudice anche al massimo della pena per aver commesso questa tipologia di reati potrebbe evitare il carcere. L'Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) e altre associazioni animaliste si battono da tempo affinché l'Italia si doti di un quadro normativo che punisca davvero le persone che maltrattano o uccidono gli animali. "Inasprire le pene servirebbe moltissimo, perché chiaramente riusciremmo ad ottenere delle condanne esemplari" sottolinea l'avvocato Claudia Taccani, responsabile dello sportello legale di Oipa Italia.

Stiamo pur sempre parlando di un fenomeno dalle dimensioni piuttosto preoccupanti. Secondo i dati dei Carabinieri, diffusi lo scorso 1o dicembre dall’Enpa (ossia l'Ente Nazionale per la Protezione degli Animali) in occasione della giornata per i diritti degli animali, nei primi dieci mesi del 2020 nel nostro Paese sono stati perseguiti 541 reati di maltrattamento di animali, accertati 161 illeciti amministrativi, denunciate 215 persone ed eseguiti 171 sequestri. "Non lo dico io, ma lo dicono diversi studi: i soggetti violenti nei confronti degli animali possono rivelarsi un pericolo sociale, perché tendono ad esserlo anche nei confronti delle persone, in particolare di quelle più deboli come donne, bambini o anziani", prosegue Taccani.

Insomma, il problema non è di poco conto, e per questo le associazioni stanno facendo pressione sulle istituzioni. "Qualche mese fa abbiamo presentato al legislatore un pacchetto di proposte normative in riferimento alla tutela degli animali, tra cui ci sono anche l'aggravamento delle pene per i reati contro gli animali e l'inserimento di alcuni dettagli dal punto di vista tecnico-processuale per salvaguardare un animale sequestrato durante il procedimento". Una delle proposte che dovrebbero essere discusse prevede infatti per l'uccisione di animali una pena da uno a cinque anni di reclusione e la multa da 5 mila a 50 mila euro; da tre mesi a tre anni di reclusione e multa da 2.500 a 25 mila euro invece per il reato di maltrattamento. Nel testo, inoltre, è stata inclusa la norma relativa alla possibilità che il giudice affidi in via definitiva alle associazioni animaliste (che a loro volta possono individuare delle persone fisiche come affidatari definitivi) gli animali sottoposti a sequestro.

La strada, però, è lunga e non è prevista nel breve periodo una discussione in Parlamento su un disegno di legge per modificare la norma in materia. "Siamo ancora in fase di lavorazione, come nel caso della legge per vietare l'utilizzo degli animali nei circhi", aggiunge l'avvocato Taccani. "Non è mai facile quando si parla di animali, innanzitutto perché viene considerata a torto una questione di serie B, e poi perché si va spesso contro gli interessi di altre categorie, come quella dei cacciatori o appunto degli operatori circensi".