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19 Giugno 2026
15:33

Pensioni 2026: cosa cambia per chi vuole uscire a 60, 63 o 64 anni

Pensioni 2026, ecco come cambiano i requisiti per uscire dal lavoro a 60, 63 e 64 anni tra pensione contributiva, misure di tutela e nuove regole previdenziali.

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Pensioni 2026: cosa cambia per chi vuole uscire a 60, 63 o 64 anni
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Il sistema pensionistico italiano continua a evolversi e le nuove ipotesi di riforma confermano una tendenza ormai chiara: favorire una maggiore flessibilità in uscita, ma con requisiti sempre più selettivi. Le soglie dei 60, 63 e 64 anni restano i principali punti di riferimento per chi si avvicina alla pensione, anche se le possibilità di accesso variano sensibilmente in base alla storia contributiva e alla situazione personale del lavoratore.

Pensione a 64 anni: la strada riservata al sistema contributivo

L'uscita a 64 anni continua a rappresentare una delle opzioni più discusse. Questa possibilità riguarda principalmente i lavoratori che rientrano nel sistema contributivo puro, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995.

Per accedere a questa forma di pensionamento anticipato è necessario aver maturato almeno 20 anni di contributi effettivi e raggiungere una soglia minima dell'assegno pensionistico calcolata in rapporto all'assegno sociale.

Il requisito economico resta il vero ostacolo per molti lavoratori. Chi ha avuto carriere discontinue, periodi di disoccupazione o redditi bassi potrebbe infatti non raggiungere l'importo minimo richiesto, vedendosi costretto a restare al lavoro fino alla pensione di vecchiaia ordinaria.

A 63 anni restano le tutele per le categorie fragili

Per chi ha compiuto 63 anni continuano a essere previste alcune misure dedicate ai lavoratori più vulnerabili.

Si tratta di strumenti che consentono un'uscita anticipata dal lavoro per categorie specifiche come disoccupati di lungo periodo, caregiver che assistono familiari con disabilità grave, lavoratori con invalidità riconosciuta e addetti a mansioni particolarmente gravose.

In questi casi il requisito contributivo varia generalmente tra i 30 e i 36 anni, a seconda della situazione personale e della categoria di appartenenza.

L'obiettivo rimane quello di garantire una tutela a chi difficilmente riuscirebbe a proseguire l'attività lavorativa fino ai requisiti ordinari previsti dalla legge.

Pensione a 60 anni: le opportunità per alcune lavoratrici

L'uscita a 60 anni continua invece a essere legata soprattutto alle misure dedicate alle donne.

Le lavoratrici che rientrano in particolari condizioni, come caregiver, invalide o dipendenti di aziende in crisi, possono accedere a specifici canali di pensionamento anticipato, beneficiando anche di eventuali riduzioni anagrafiche legate al numero di figli.

Va però considerato che questa scelta comporta generalmente il calcolo dell'assegno con il metodo contributivo, una modalità che spesso determina una pensione più bassa rispetto a quella ottenibile attendendo i requisiti ordinari.

Un sistema sempre più selettivo

Le nuove prospettive previdenziali confermano una direzione precisa: aumentare la flessibilità senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.

Per questo motivo le uscite anticipate restano possibili, ma sono accompagnate da requisiti contributivi rigorosi e da condizioni economiche che limitano l'accesso a una parte dei lavoratori.

Chi si avvicina alla pensione farebbe bene a verificare periodicamente la propria posizione contributiva e a valutare con attenzione le diverse opzioni disponibili, perché anche pochi mesi di contributi o differenze nell'importo maturato possono influire in modo significativo sulla data effettiva di uscita dal lavoro.