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4 Giugno 2026
13:58

Pensioni, chi è nato tra il 1961 e il 1967 rischia di lasciare il lavoro più tardi: cosa sta succedendo

Per milioni di lavoratori italiani nati tra il 1961 e il 1967 il traguardo della pensione potrebbe allontanarsi ancora. Non si tratta di una nuova riforma già approvata, ma dell'effetto combinato delle regole attualmente in vigore, degli adeguamenti automatici all'aspettativa di vita e dei requisiti contributivi sempre più difficili da raggiungere.

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Pensioni, chi è nato tra il 1961 e il 1967 rischia di lasciare il lavoro più tardi: cosa sta succedendo
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Una generazione che si trova a metà strada tra il vecchio sistema previdenziale e quello più recente e che rischia di subire le conseguenze più pesanti della transizione.

L'età pensionabile potrebbe aumentare dal 2027

Oggi la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Questo requisito è confermato anche per il 2026, ma il quadro potrebbe cambiare già dall'anno successivo.

Dal 2027 tornerà infatti a incidere pienamente il meccanismo che collega l'età pensionabile all'aspettativa di vita. Se la longevità media continuerà a crescere, anche l'età necessaria per andare in pensione subirà degli adeguamenti.

Inizialmente si parla di incrementi contenuti, ma anche un solo mese in più può avere effetti concreti, soprattutto per chi si trova vicino al momento dell'uscita dal lavoro.

La pensione anticipata resta difficile da raggiungere

Per evitare di attendere la pensione di vecchiaia esiste la pensione anticipata, che però richiede una carriera contributiva molto lunga.

Attualmente servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, oltre alla finestra mobile prevista dalla normativa.

Per molti lavoratori nati negli anni Sessanta si tratta di un obiettivo complicato. Carriere discontinue, periodi di disoccupazione e contratti precari rendono spesso difficile accumulare una contribuzione così elevata.

Il peso del sistema contributivo

Un altro elemento che incide sulle scelte dei lavoratori riguarda il calcolo dell'assegno pensionistico.

Molti appartenenti a questa fascia anagrafica hanno una pensione determinata in parte con il metodo retributivo e in parte con quello contributivo. Quest'ultimo tende generalmente a produrre assegni meno generosi rispetto al passato.

Per questo motivo numerosi lavoratori valutano di restare occupati più a lungo, così da aumentare il montante contributivo e ottenere una pensione più alta.

Una generazione tra vecchie e nuove regole

Chi è nato tra il 1961 e il 1967 si trova in una posizione particolarmente delicata. Da una parte non beneficia delle condizioni più favorevoli che hanno caratterizzato il sistema previdenziale del passato, dall'altra deve fare i conti con requisiti sempre più rigidi.

L'eventuale aumento dell'età pensionabile, l'assenza di forme strutturali di flessibilità in uscita e la necessità di maturare contributi elevati rendono il percorso verso la pensione meno prevedibile rispetto a quanto accadeva per le generazioni precedenti.

L'importanza di controllare la propria posizione contributiva

In questo scenario diventa fondamentale monitorare con attenzione la propria situazione previdenziale.

Verificare periodicamente l'estratto conto contributivo e simulare le possibili date di pensionamento può aiutare a pianificare meglio il futuro ed evitare sorprese negli ultimi anni di carriera.

Per molti lavoratori della cosiddetta "generazione di mezzo", infatti, la data effettiva del pensionamento potrebbe essere diversa da quella immaginata fino a pochi anni fa.