Per combattere le estinzioni bisogna definirle giuridicamente

Un problema non semplice, al quale degli scienziati hanno proposto una soluzione, molto discussa. La certezza è che la biodiversità sulla Terra è a rischio, e bisogna agire.
Gianluca Cedolin 3 Settembre 2020

Siamo nel pieno della sesta estinzione di massa, una crisi di biodiversità che minaccia un milione di specie tra animali e piante, alimentata dalle attività umane come la deforestazione, la caccia, la pesca senza limiti, l'inquinamento e le emissioni. È anche per questo che la conferenza della Convenzione per la biodiversità dell'Onu, pianificata per quest'anno in Cina, avrebbe dovuto stillare un documento comune per proteggere faune e flore della Terra; a causa del coronavirus, però, il tutto è slittato a maggio 2021, mentre il tempo per il pianeta e le sue specie a rischio scorre.

La proposta: tollerare massimo 20 estinzioni l'anno

Come ha scritto La Stampa in un suo lungo approfondimento, prima di implementare gli strumenti e le azioni volte a salvaguardare la biodiversità e a salvare le specie in pericolo, bisogna innanzitutto definire dei parametri giuridici per arginare la sesta estinzione di massa. Ci ha provato, attirando non poche critiche per il suo approccio, un gruppo di ricercatori, pubblicando su Science lo studio A biodiversity target based on species extinctions. In sostanza, questi scienziati hanno pensato di istituire un numero totale di estinzioni accettabili per i prossimi cento anni, fissandolo a venti specie ogni anno. È un approccio semplicistico (simile a quello dell'aumento massimo di temperatura per contenere il riscaldamento globale fissato a 2 gradi centigradi dagli accordi di Parigi) che mira a rendere l'estinzione comprensibile a tutte le persone, a mettere dei paletti per rendere la lotta alla crisi della biodiversità un argomento primario per la politica e per la gente.

I numeri dell'estinzione

Negli stessi giorni, i tre ecologi più autorevoli al mondo, Raven, Ehrlich e Ceballos, hanno pubblicato su Proceedings of the National academy of sciences lo studio Vertebrates on the brink as indicators of biological annihilation and the sixth mass extinction con numeri e dati sulla sesta estinzione di massa. Il quadro è preoccupante: perdiamo ogni anno un numero di specie che normalmente scomparirebbe in un secolo, ed entro il 2050, se lo scenario dovesse rimanere questo, saranno estinte 1.058 specie di vertebrati (molte di più del target fissato dallo studio di Science). E ogni specie che si estingue, rischia di scatenare un pericoloso effetto domino sulle specie con cui interagivano negli stessi ecosistemi. Questo studio, scrive ancora La Stampa, è fondamentale perché dimostra che ogni singola specie è fondamentale per la conservazione e il futuro della Terra.

Le critiche all'applicazione di un target

Proprio Ceballos, uno dei tre firmatari della ricerca uscita su Pnas, ha detto che il target di venti specie l'anno, per quanto abbia il nobile fine di risolvere il problema dell'estinzione, non è basato su una solida scienza applicata, e non può quindi essere implementato sotto il profilo giuridico. E c'è poi il problema che non conosciamo ancora a pieno molte specie, e che di molte altre non siamo in grado di valutarne la scomparsa. Il target fissato dai ricercatori su Science rischia quindi di condurci fuori strada, secondo quanto ha detto Ceballos al quotidiano torinese, perché giustificherebbe l'estinzione di specie di grande taglia e rilevanti. Anche l'autorevole rivista Nature ha criticato l'approccio delle venti specie, aggiungendo la critica del dilemma etico che un target del genere porrebbe: quale specie dobbiamo puntare a conservare? Bisogna dare la precedenza a specie più minacciate, o a quelle più importanti per aspetti socioeconomici? Chi dovrebbe fare queste scelte?

Due possibili soluzioni

Due soluzioni più efficaci, proposti nella ricerca dei tre ecologi, consistono nel classificare come specie “criticamente minacciate” tutte quelle sotto i 5mila individui, escludendole di conseguenza dal commercio, e di elevare la sesta estinzione di massa che stiamo vivendo a emergenza mondiale, inserendo la conservazione delle specie in un accordo globale da siglare il prima possibile.