Per fare il metano, ci vuole…il vino! All’Università di Perugia la dimostrazione grazie alla sintesi di Sabatier

In Italia sappiamo fare il vino, lo sai bene. Siamo tra i 3 maggiori esportatori di vino al mondo. Ma adesso dalla fermentazione dell’uva nei mosti, è possibile anche salvare il pianeta. La scoperta ha dell’incredibile: grazie alla sintesi di Sabatier la fermentazione del vino potrà essere utilizzata per creare il metano sintetico.
Francesco Li Volti 25 Ottobre 2020

Un tempo c'era chi gridava al miracolo quando Gesù trasformava l'acqua in vino, durante le nozze di Cana. Chissà cosa direbbero oggi sapendo che quello stesso vino può essere trasformato in metano sintetico, per salvaguardare la salute del nostro pianeta. All'Università di Perugia va in scena questo "miracolo" moderno, che miracolo non è. Infatti è semplice scienza, applicata all'ecologia. Alla presentazione hanno partecipato il professore Stefano Falcinelli e l'ingegnere in pensione Andrea Capriccioli.

Al fine di ridurre sensibilmente il valore della CO2 nell'aria, i ricercatori impegnati nel progetto hanno pensato di captare e riutilizzare la CO2 neutra di fermentazione del vino tramite la sintesi di Sabatier. In poche parole si tratta di produrre il metano mettendo assieme la CO2 e l’idrogeno prodotto dalle fonti energetiche rinnovabili non programmabili, che servono a creare del buon vino. Infatti per dar vita al metano, è necessaria la separazione e lo stoccaggio della CO2 proveniente dalla fermentazione dei mosti d'uva, che va a unirsi con l'idrogeno prodotto da un elettrolizzatore. Per ora i risultati del progetto hanno confermato che è possibile produrre circa 400 metri cubi di gas metano per ettaro di vigneto coltivato.

Dalla fermentazione del vino si può produrre il metano: grazie all'applicazione della sintesi di Sabatier, questa scoperta ha un "sapore" rivoluzionario

L'economia circolare cresce

Questo sistema rivoluzionario conferma una tendenza che già si poteva constatare da un po': l'Italia crede fortemente nell'economia circolare. Il nostro Paese è primo in Europa nella classifica di circolarità, ovvero sull'uso sapiente delle risorse. Le persone che in Italia vengono impiegate nei settori "circolari", sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media europea che è dell’1,7%.

Oltre a generare posti di lavoro a livello locale e per tutte le qualifiche, offrendo opportunità di integrazione e coesione sociale, l'economia circolare farà risparmiare energia e contribuirà a evitare danni irreversibili in termini di clima, biodiversità e inquinamento di aria, suolo e acqua, causati dal consumo delle risorse a un ritmo che supera la capacità della Terra di rinnovarle.