
La Procura di Brindisi ha aperto un'indagine sulla morte di Ivan Ricciardi, 46 anni di Squinzano, avvenuta il 25 maggio scorso. Al centro degli accertamenti c'è il percorso sanitario dell'uomo, che secondo i familiari avrebbe manifestato per mesi sintomi importanti senza ricevere una diagnosi tempestiva.
I dolori e il drastico dimagrimento
Secondo quanto ricostruito dai parenti, Ricciardi soffriva da tempo di fortissimi dolori lombari che in alcune occasioni lo costringevano a restare immobilizzato a letto. Nel corso dei mesi avrebbe inoltre perso circa 25 chili e accusato crescenti difficoltà nei movimenti.
Segnali che, secondo la famiglia, avrebbero dovuto portare ad approfondimenti diagnostici più tempestivi.
La denuncia del figlio
Dopo il decesso, il figlio dell'uomo ha presentato un esposto per chiedere che venga fatta piena luce sulla vicenda. Nella denuncia vengono chiamati in causa l'ospedale Perrino di Brindisi, il Vito Fazzi di Lecce e il medico di medicina generale che seguiva il paziente.
I familiari sostengono che i sintomi sarebbero stati sottovalutati e che al padre sarebbero state prescritte principalmente terapie antidolorifiche, senza accertamenti approfonditi in grado di individuare prima la malattia.
L'inchiesta della Procura
La Procura ha disposto l'autopsia sulla salma e il sequestro delle cartelle cliniche per ricostruire nel dettaglio il percorso sanitario dell'uomo e verificare eventuali responsabilità.
L'ipotesi di reato è quella di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario.
Nel registro degli indagati è stata iscritta, al momento come atto dovuto, la dottoressa di medicina generale che aveva in cura Ricciardi. La misura consente alla professionista di nominare un consulente di parte in vista dell'esame autoptico, considerato un accertamento irripetibile.
Gli accessi in ospedale
Secondo il racconto dei familiari, nelle ultime settimane l'uomo si sarebbe recato più volte nei pronto soccorso di Brindisi e Lecce a causa dei dolori sempre più intensi. In quelle occasioni, sostengono i parenti, sarebbe stato visitato e poi dimesso.
Saranno ora gli accertamenti disposti dalla magistratura, insieme ai risultati dell'autopsia, a chiarire se vi siano stati ritardi diagnostici o eventuali omissioni nel percorso di cura che possano aver influito sull'esito della vicenda.