Prosegue il recupero delle ecoballe in fondo al mar Tirreno: ora si passa alla terza fase

Le operazioni nel golfo di Follonica sono iniziate lo scorso agosto: dopo la fase di ricerca, localizzazione e recupero delle prime 12 delle 56 ecoballe disperse dalla nave cargo Ivy nel 2015 e quella di mappatura dei fondali, continua la perlustrazione per individuare il materiale restante. Finora sono già state tirate fuori circa 15 tonnellate di rifiuti.
Federico Turrisi 20 Ottobre 2020

Un'operazione molto delicata che richiede attenzione a ogni dettaglio: il tempo stringe e bisogna disinnescare la bomba a orologeria che giace sui fondali nel mar Tirreno, precisamente nel golfo di Follonica. Stiamo parlando delle 56 ecoballe che furono riversate in mare il 23 luglio 2015 dalla nave cargo Ivy. Da allora si trovano nelle acque protette del Santuario dei cetacei, con il rischio che si aprano e inondino di rifiuti di plastica l'intera area.

Alla fine dello scorso luglio è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale che ha permesso di intraprendere azioni più tempestive. Dal 6 agosto a oggi sono già state recuperate circa 15 tonnellate di materiale. Il Comitato di Indirizzo, coordinato dal capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, ha dato proprio ieri via libera alla terza fase delle operazioni. In prima fila c'è la Marina Militare che nelle settimane precedenti è stata impegnata nella ricerca, localizzazione, identificazione e recupero di 12 ecoballe. Nel mese di settembre invece è stata portata a termine una seconda fase in cui è stata condotta una campagna per la mappatura dei fondali dai tecnici dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e delle Capitanerie di Porto.

Questa settimana le operazioni si concentreranno sul recupero di un’ecoballa localizzata sui fondali ad est dell’isola di Cerboli ma non recuperata ad agosto a causa delle particolari difficoltà dovute alle condizioni del fondale. Nel frattempo continuerà il monitoraggio attraverso un sottomarino a comando remoto per verificare che i target individuati dalle precedenti ricerche siano effettivamente le ecoballe da recuperare. Complessivamente è già stata investigata dalle forze in campo una superficie di circa 130 chilometri quadrati. Come puoi capire, non è proprio una passeggiata scongiurare un possibile disastro ecologico.