Qualità dell’aria, ecco quali sono le città italiane più inquinate

La pianura padana si conferma da tempo maglia nera per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, non solo in Italia ma anche in Europa. Sul podio delle città dove si respira l’aria più malsana troviamo Torino, Lodi e Pavia, che nel corso del 2019 hanno superato i valori limite di Pm10 e di ozono rispettivamente per 147, 135 e 130 giorni.
Federico Turrisi 30 giugno 2020

Purtroppo abbiamo spesso dovuto parlarti del fatto che non tiri proprio una bell'aria nelle nostre città. Come sai, la pianura padana ha un problema cronico con lo smog. Oltre ad essere una delle aree più densamente popolate, non aiuta la sua conformazione orografica: il fatto di essere circondata da catene montuose riduce la ventilazione e favorisce il ristagno delle polveri sottili e degli altri inquinanti. Risultato, le città del bacino padano sono le più inquinate non solo d'Italia ma di tutta Europa.

Per trovare una conferma a quello che stiamo dicendo, basta dare un'occhiata al rapporto Mal'Aria di città 2020 realizzato da Legambiente. Notiamo che il 2019 non è stato un anno esaltante per l'Italia in fatto di qualità dell'aria: sono stati 26 i centri urbani che hanno superato il limite annuale di sforamenti – stabilito dalla normativa europea in 35 giorni – sia per le polveri sottili (PM10) sia per l’ozono (O3). La città peggiore è stata Torino con 147 giornate fuorilegge (86 per il Pm10 e 61 per l’ozono), seguita da Lodi con 135 (55 per Pm10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (65 sforamenti per entrambi gli inquinanti). Ai piedi del podio troviamo Piacenza (121), e poi Alessandria (121), Vicenza (116), Rovigo (115) e via discorrendo. La città più inquinata non appartenente all'Italia Settentrionale è Frosinone.

Va però segnalata una nota positiva: negli ultimi 10 anni si registra un generale miglioramento della qualità dell'aria e un abbassamento del numero delle città che superano i limiti consentiti: si è infatti passati dalle 62 città fuorilegge del 2010 alle 26 del 2019. Sappiamo inoltre che il lockdown degli scorsi mesi ha fatto calare sensibilmente i livelli di inquinamento atmosferico: si parla di una riduzione che ha toccato punte dell'80% per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx), la cui principale sorgente è il traffico veicolare, mentre per il particolato, ossia il Pm 2,5 e il Pm10, si è arrivati a una riduzione anche del 50%.

Tuttavia, con il ritorno alla normalità e la ripresa a pieno regime delle attività produttive è sotto gli occhi di tutti che il problema dell‘inquinamento atmosferico sia destinato a ripresentarsi puntuale come ogni anno, soprattutto in autunno-inverno. Per questo non smetteremo mai di ripetere che occorre incentivare forme di trasporto alternative al mezzo privato. Il cosiddetto bonus bici contenuto nel Decreto Rilancio è un passo in avanti, ma occorre anche creare nuove piste ciclabili, potenziare il trasporto pubblico locale, vietare la circolazione dei veicoli più inquinanti. Che cosa stiamo aspettando dunque?