Qualità dell’aria, Italia condannata dalla Corte di Giustizia Ue: dal 2010 violati i limiti di emissioni nocive

Mancato rispetto dei limiti di emissioni inquinanti nell’aria. Per questo motivo l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea. Situazione oltre il consentito in praticamente tutte le principali città del nostro Paese, che ogni anno conta circa 50mila morti legate all’inquinamento atmosferico.
Michele Mastandrea 13 Maggio 2022

Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Firenze, Roma, Genova e Catania. Sono tra le principali città del nostro Paese, e hanno purtroppo una caratteristica negativa in comune. Quella di aver superato sistematicamente, dal 2010 in avanti, i limiti di biossido d'azoto consentiti, con conseguenze gravi sulla qualità dell'aria.

Per questo motivo è arrivata, da parte della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, una condanna all'Italia. Il nostro Paese è stato infatti considerato inadempiente all'obbligo di ridurre l'inquinamento atmosferico, come previsto dalle normative europee.

Il vero problema sta nell'inazione. L'Italia non avrebbe infatti preso, secondo la Corte, tutte quelle misure utili a garantire il rispetto delle direttive europee. In particolare, non avrebbe adottato piani strategici per diminuire l'inquinamento dell'aria.

La Corte con sede a Lussemburgo ha poi dichiarato, nella sua sentenza, di non ritenere valide le motivazioni che il nostro Paese ha portato a sua difesa. Vale a dire, "le difficoltà strutturali legate ai fattori socio-economici, gli investimenti di grande portata da mettere in opera, la tendenza al ribasso dei valori di diossido di azoto, i tempi di attuazione necessariamente lunghi dei piani adottati, le tradizioni locali, la presenza di cofattori causali esterni quali la configurazione orografica di certe zone e la circolazione dei veicoli diesel".

Secondo i dati forniti dall'Agenzia Europea dell'Ambiente, relativi al 2019, lo smog causa la morte prematura di circa 50mila persone ogni anno nel nostro Paese, 165 in media ogni giorno. L'Italia è seconda per decessi causati da Pm2,5 e prima per quelli legati alle emissioni di biossido di azoto.

Insomma, l'invito esplicito di questa condanna – che non comporta automaticamente sanzioni – è a mettersi in regola e a investire il prima possibile in settori quanti la mobilità sostenibile e la riconversione ecologica degli impianti industriali, in parallelo agli sforzi complessivi di decarbonizzazione dell'economia.