Referendum per abolire la caccia in Italia, la parola ai promotori

Nella proposta di referendum depositata alla Corte di Cassazione, il movimento “ORA Rispetto per tutti gli animali” chiede, oltre alla modifica della legge 157/1992 nelle parti che consentono la caccia, l’abolizione del primo e il secondo comma dell’articolo 842 del codice civile, che concede l’ingresso nelle proprietà private per esercitare la caccia anche senza il consenso dei legittimi proprietari.
Federico Turrisi 25 Aprile 2021

Quando negli scorsi mesi si è diffusa la notizia che in Gazzetta Ufficiale era uscito l'annuncio di una proposta di referendum per abrogare la caccia in Italia da parte del movimento animalista "ORA Rispetto per tutti gli animali", si è scatenato un acceso dibattito. A criticare questa iniziativa non sono stati solo i cacciatori, ma anche – e la cosa è a dir poco soprendente – alcune organizzazioni animaliste, tra cui l'Enpa (l'Ente Nazionale per la Protezione degli Animali).

Il motivo? Secondo loro, andando a toccare in maniera maldestra la legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", si rischia di cancellare anche le forme di tutela nei confronti degli animali selvatici. Chi ha portato avanti la proposta di referendum, da parte sua, ha sottolineato che a febbraio l'impianto referendario era incompleto e nel frattempo sono stati depositati altri quesiti. Abbiamo allora raccolto la versione di Giancarlo De Salvo, presidente di ORA Rispetto per tutti gli animali.

Quali sono le richieste del movimento e perché è stata scelta del referendum?

Di 5 quesiti che abbiamo presentato ne abbiamo scelti 2, quelli più impattanti: parliamo della modifica della legge 157/1992 e l'abrogazione dei commi 1 e 2 dell'articolo 842 del codice civile. Mancano ancora degli aspetti formali, perché sappiamo che per poter andare al voto un referendum abrogativo deve raccogliere 500 mila firme valide. Inoltre, siamo sicuri che la proposta di referendum passerà il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale, perché si tratta di un quesito che è già andato al voto nel 1990.

Come mai tante critiche da parte di altre associazioni animaliste? Ve le aspettavate?

C'è stata questa reazione perché purtroppo, a causa delle restrizioni dovute all'emergenza Covid-19, abbiamo dovuto scaglionare i depositi alla Corte di Cassazione dei vari quesiti. Per cui il giudizio è stato dato prima che fosse finito l'iter; è stato un giudizio affrettato e superficiale.

L'impianto della legge 157/1992 riguardante la tutela della fauna selvatica rimane invariato?

Assolutamente sì. Il quesito che vogliamo portare al voto sulla legge 157/1992 riguarda l'abrogazione delle parti in cui si disciplina la caccia in quanto attività permessa dallo Stato dietro concessione di una licenza. È chiaro che non abbiamo alcun interesse a cancellare le forme di tutela nei confronti della fauna selvatica.

Siete fiduciosi sul fatto di riuscire a raccogliere le 500 mila firme, considerando anche l'attuale situazione pandemica?

Questo è un altro punto su cui ci hanno attaccato, ingiustamente. L'istituto referendario prevede che la raccolta firme non parta da quando depositiamo i quesiti. Vorremmo invece farla partire quando la situazione sanitaria a livello nazionale sarà migliore, ovvero quando tutte le regioni saranno in zona bianca, neanche gialla. Può essere anche fra tre mesi.

In una seconda fase, per mobilitare magari più persone possibili, pensate di chiedere il sostegno esterno di partiti politici?

Per quanto riguarda il referendum, chiunque può dare una mano e collaborare. Siamo apertissimi a qualsiasi associazione, ai consiglieri comunali di qualsiasi partito politico eccetera che ci vuole aiutare per raggiungere l'obiettivo. Perché questo non è semplicemente un voto, è una battaglia di civiltà. Fermare la caccia è una vittoria di tutti i cittadini italiani. Questo deve essere lo spirito.