Se l’Europa vuole rendersi indipendente sull’energia deve migliorare anche gli impianti di climatizzazione

Per renderci più autonomi dai fornitori di energia dobbiamo, come Unione Europea, cominciare a rendere efficienti le tecnologie che utilizziamo spesso e in larga scala, come i condizionatori.
Francesco Castagna 13 Settembre 2022

L'avresti mai detto che a metà settembre, con l'autunno alle porte, avrebbe fatto ancora così caldo da costringerci a tenere i condizionatori accesi come se fosse agosto?

È uno scenario comune in più zone del mondo, anche dall'altra parte dell'Oceano la situazione è la stessa: in California fanno ancora 40° e gli abitanti non sembrano intenzionati a spegnere i climatizzatori, sia negli edifici pubblici che nelle abitazioni. Si sa però che l'uso di questi elettrodomestici grava sul normale funzionamento della rete elettrica, che potrebbe subire sbalzi di tensione, come è successo a Milano nei mesi scorsi.

Per questo motivo il governo californiano ha inviato – tramite un sms ai cittadini – un avviso in cui metteva in guardia gli abitanti sul rischio di possibili sbalzi di tensione della rete elettrica, qualora non avessero cominciato a consumare meno energia. L'aumento delle temperature in tutto il mondo ci mette davanti a un dato di fatto: sempre più persone avranno bisogno di installare condizionatori nelle loro case.

Più condizionatori però vogliono dire più inquinamento, i climatizzatori infatti assorbono tonnellate di elettricità e i loro refrigeranti chimici accelerano il riscaldamento globale. Già nel 2019 l'IEA, l'Agenzia internazionale dell'energia, affermava che, con le temperature in crescita di anno in anno, la domanda di condizionatori sarebbe aumentata significativamente. "Si prevede che 2,5 miliardi di persone nei Paesi caldi avranno un condizionatore d'aria entro il 2050, altri 1,9 miliardi potrebbero ancora rimanere senza", scrive l'IEA nel rapporto The Future of Cooling.

Tra l'altro, il piano del Ministero della Transizione Energetica e del governo italiano per ridurre i consumi di gas prevede l'uso di pompe di calore elettriche al posto dei termosifoni, quindi dovremo cominciare anche noi a pensare a un uso sostenibile per questi impianti.

L'impatto ambientale

Quando vengono accesi, generalmente nel pomeriggio dalle 16 alle 21, il loro utilizzo manda in sovraccarico le reti elettriche in tutto il mondo. Inoltre, le sostanze chimiche con cui funzionano, i refrigeranti, hanno contribuito ad aumentare l'inquinamento dell'atmosfera. Questo perché i condizionatori espongono il refrigerante liquido, che è una sostanza chimica con un basso punto di ebollizione, all'aria calda degli ambienti interni.

Il calore provoca l'evaporazione del refrigerante e, così facendo, l'aria si raffredda. Tali sostanze fuoriescono dagli impianti sia durante il loro funzionamento che quando vengono smaltiti. I primi condizionatori, se non lo sapevi, contenevano sostanze refrigeranti come i clorofluorocarburi, uno dei primi responsabili dell'allargamento del buco dell'ozono.

Così, nel 1987 il protocollo di Montreal ha stabilito che queste sostanze non venissero più utilizzate. Successivamente le aziende sono passate a un nuovo tipo di refrigeranti con idrofluorocarburi, il problema è che sono gas a effetto serra che inquinano migliaia di volte di più dei precedenti. Dal 2040 infatti, grazie a un emendamento al protocollo di Montreal, anche gli idrofluorocarburi dovranno essere eliminati, il problema è che però fino ad allora contribuiranno all'inquinamento globale.

Se non lo sapevi infatti, i condizionatori sono responsabili del 10% del consumo di elettricità in tutto il mondo. Per migliorarne l'efficienza bisogna partire prima di tutto dal compressore. Le prestazioni di quelli attuali non sono il massimo: che ci siano 29° o 35°, i compressori lavorano sempre alla stessa potenza, consumando lo stesso carico di energia.

Questo non contribuisce per nulla a migliorare il risparmio energetico dei Paesi, e va cambiato. Infatti diverse start up stanno lavorando su compressori di nuova generazione, capaci di lavorare a potenze diverse a seconda della temperatura. Un altro step è utilizzare refrigeranti che inquinino di meno, tra questi l'R-32, che ha un potenziale di riscaldamento del Pianeta inferiore e impiega meno energia per essere compresso, risparmiando elettricità.

Le soluzioni

Le vie per risolvere una problema del genere potrebbero essere due:

  • un liquido in grado di aspirare l'umidità dell'aria e immagazzinarla in un serbatoio per controllare la temperatura, come sta facendo la start-up Blue Frontier che afferma che con un sistema del genere si risparmierebbe fino al 60% dell'elettricità
  • un prototipo sviluppato da un gruppo di ricercatori dell'università di Harvard dal nome ColdSNAP, il modello non userebbe refrigeranti, ma al contrario si servirebbe di una parte rivestita su un telaio in ceramica per far evaporare l'acqua e raffreddare l'ambiente interno senza aggiungere umidità all'aria.

Ci vuole ancora tempo però perché queste nuove tecnologie entrino in commercio, in ogni caso al momento basterebbe passare a un condizionatore più moderno, che ha un impatto ambientale minore dei primi condizionatori sul mercato, diffusi nella maggior parte delle case.

In ogni caso, gli esperti raccomandano di fare attenzione a tre cose quando si acquista un nuovo climatizzatore:

  • Il tipo di refrigerante
  • il grado di efficienza
  • la presenza o meno di un compressore a velocità variabile

A maggio il Governo italiano aveva preparato un pacchetto di regole per le temperature dei condizionatori, per risparmiare 4 miliardi di metri cubi di gas. Adesso che si va verso l'inverno i condizionatori serviranno meno, ma bisognerebbe passare alla fase successiva: migliorarne l'efficienza.