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24 Settembre 2020
13:00

Strage di balene pilota in Tasmania: sono più di 380 gli esemplari spiaggiati che hanno perso la vita

I soccorritori sono riusciti a salvarne una cinquantina e 30 cetacei rimangono ancora in vita. Si tratta del più grande spiaggiamento di massa nella storia dell'Australia. Sono ancora da chiarire le cause che hanno determinato un evento del genere: davvero tutto ciò è spiegabile solo con lo spirito gregario dei globicefali?

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Strage di balene pilota in Tasmania: sono più di 380 gli esemplari spiaggiati che hanno perso la vita
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Sono immagini che spezzano il cuore quelle che arrivano dalla Tasmania, dove si sta consumando un'autentica ecatombe. Il numero dei globicefali spiaggiati nella baia di Macquarie Harbour è aumentato, e così anche quello degli animali che purtroppo non ce l'hanno fatta: oltre 380. La buona notizia è che 50 cetacei sono riusciti a riprendere il mare grazie al lavoro instancabile dei soccorritori impegnati nelle operazioni di salvataggio. Tuttavia, sono appena una trentina gli esemplari rimasti ancora in vita.

Per l'Australia questo è il più imponente spiaggiamento di cetacei mai registrato. Il più grande arenamento conosciuto avvenne nel 1918 nell'isola di Chatham in Nuova Zelanda, quando tra i banchi di sabbia si incagliarono oltre un migliaio di globicefali. Non è così raro che qualche esemplari si areni sulle spiagge dell'Oceania, ma è impressionante questa volta il numero così elevato di animali coinvolti.

Gli scienziati stanno cercando di capire le ragioni per cui si è verificato un evento del genere. I globicefali, detti anche balene pilota, sono caratterizzati da un forte senso di appartenza al gruppo. Se anche solo uno di loro si avvicina alla costa in cerca di cibo, può capitare che tutti gli altri lo seguano senza curarsi del pericolo. Ed è questa l'ipotesi più probabile secondo Kris Carlyon, biologo esperto di conservazione della fauna marina.

Sta di fatto che fa veramente male vedere queste scene. E se il mondo piange la morte di centinaia di balene pilota viene allora da chiedersi: perché nessuno si indigna di fronte alle pratiche di pesca invasiva che distruggono gli habitat marini e causano ogni giorno la morte di qualche cetaceo? Perché non si ferma una folle tradizione come quella del Grindadrap, nelle isole Fær Øer?

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.