Svelato il mistero degli elefanti morti in Botswana: la colpa è di un batterio

Negli ultimi mesi sono stati ritrovati senza vita oltre 350 pachidermi nello Stato africano. Dopo aver analizzato i campioni prelevati dalle carcasse, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che la morte degli animali è da collegare a delle neurotossine cianobatteriche rilasciate da alcune alghe che proliferano nelle pozze d’acqua.
Federico Turrisi 22 settembre 2020

Questa volta i colpevoli non sono i bracconieri, ma è stato un batterio killer a determinare la strage di elefanti in Botswana negli scorsi mesi. A comunicarlo durante una conferenza stampa è stato Mmadi Reuben, ufficiale capo veterinario presso il Dipartimento della Fauna selvatica e dei Parchi nazionali del Botswana. Per la precisione, si tratta di neurotossine cianobatteriche prodotte da alghe che proliferano nell'acqua stagnante. "Abbiamo una serie di ipotesi su cui stiamo lavorando", ha aggiunto Reuben. "Gli elefanti sono gli unici animali che bevono sotto la superficie dell’acqua e succhiano il limo, che è il luogo in cui risiedono queste tossine".

Assume quindi dei contorni un po' più chiari la vicenda dell'insolita moria di elefanti in Botswana. In realtà, la pista del bracconaggio era stata esclusa fin dall'inizio, dal momento che le zanne dei pachidermi trovarti morti erano rimaste intatte. E così era stata anche scartata l'ipotesi dell'avvelenamento da antrace, perché non sono morti anche gli avvoltoi che rovistavano nelle carcasse degli elefanti. L'elemento che più aveva insospettito gli esperti era legato al fatto che gli animali sono stati trovati senza vita sempre nelle vicinanze di uno specchio d'acqua.

Ricordiamo che l'elefante africano è una specie a rischio estinzione e che il Botswana ospita la più grande popolazione mondiale di questi pachidermi, stimata in circa 130 mila esemplari. I principali responsabili del loro declino sono la perdita di habitat e il bracconaggio che continua ad alimentare il commercio illegale di avorio. Ma c'è anche un altro fattore di cui tenere conto: il cambiamento climatico. Gli scienziati infatti avvertono che con l'aumento delle temperature fioriture tossiche come quella della scorsa estate in Botswana potrebbero aumentare in futuro, visto che i cianobatteri prediligono l’acqua più calda.