Telecamere nei macelli, ma resiste la corrida. I motivi della contraddizione

Da poco la legge spagnola prevede le telecamere nei macelli per proteggere gli animali, ma la corrida – in cui i tori vengono uccisi per intrattenimento – non è stata abolita. Quali sono le ragioni di questa contraddizione?
Rubrica a cura di Beatrice Barra
11 Ottobre 2022

Come saprai, non molto tempo fa in Spagna sono state introdotte per legge le telecamere nei macelli, per proteggere gli animali dalle da trattamenti crudeli – alcuni dei quali sono stati documentati dalle inchieste di Animal Equality – e per vigilare sulle condizioni igienico-sanitarie in cui viene tenuto il bestiame.

Tuttavia, sembra un po' una contraddizione che proprio la Spagna abbia attuato un provvedimento del genere per proteggere gli animali, visto che ancora in molte zone del Paese Europeo viene praticata la corrida.

Come si svolge la corrida?

La prima cosa che devi sapere è che oggi la corrida è praticata prevalentemente in Spagna, in diversi Paesi dell'America latina (tra cui Messico, Perù, Venezuela, Ecuador, Colombia, Costa Rica, Panama, Bolivia) in Portogallo e nel sud della Francia. Questa pratica si svolge in un’arena circolare e comprende sei combattimenti nei quali tre matadores affrontano due tori ciascuno. Ogni matador ha una squadra di cinque uomini, a piedi e a cavallo. Ci sono tre fasi:  (tercio de varas, tercio da banderillas e tercio de muleta). Nella prima fase il toro viene incitato con la capote de brega, ovvero quel pezzo di stoffa a forma di cappa con cui il torero, in sostanza, cerca di fare innervosire il toro e indurlo a caricare.

Tercio de varas

A questo punto interviene il picador, che ha il compito di infliggere dietro il collo del toro uno o più colpi di pica (che è un’asta di legno con una punta in metallo) per indebolirlo. Nella seconda fase si va incontro al toro conficcandogli – questa volta sul dorso però – una banderilla (asticciola di legno  con un rampone sulla punta).

Tercio de banderilla

Infine, la scena più famosa: il matador che si volta da una parte e dall’altra con la muleta (ovvero quel pezzo di stoffa rosso  mentre nella mano libera tiene la spada che userà per dare il colpo finale al toro ormai sfinito. Un animale, quindi, che viene ucciso in modo crudele, con colpi ripetuti e violenti, in modo gratuito. Per intrattenimento, davanti agli applausi e alle risate di tutti.

Tercio de muleta

Ora che abbiamo fatto questo piccolo ripasso, sembra ancora più assurdo che nel 2022 esista ancora una tradizione di questo tipo, no?

Una "Festa Nacional", tra tradizione e resistenze

Nel paese si è parlato tantissime volte dell’eventualità di proibirle, ma essendo una “festa Nacional”, come la chiamano loro, fortemente radicata nelle tradizioni – soprattutto delle località più piccole e periferiche – si sono incontrate sempre delle resistenze. ll  Parlamento catalano aveva tentato nel 2011 (con la legge n. 28/2010 della Comunidad Autónoma Catalana) un divieto formale di questa pratica nella regione con il sostegno della Società Mondiale per la protezione degli animali. Ottimo, se non fosse che questo divieto è stato annullato nel 2016 perché ritenuto incostituzionale, in quanto la corrida è dichiarata patrimonio culturale dalla legge del 2 novembre 2013, n. 18 che, inoltre,  prevede anche misure per la promozione e la protezione, impedendo così nuove iniziative proibizioniste.

Nonostante ciò, però, quello che consola è che il 25 settembre 2011 è la data dell'ultima corrida registrata nella comunità autonoma catalana in cui era stato pensato il divieto. E cosa vuol dire questo? Vuol dire che la sensibilità sul tema e l’opposizione sta crescendo. Da un lato, dall’altro invece c’è chi difende con forza la  tradizione dei tori nelle arene.

Quando la corrida è nata, come molte altre pratiche dannose per l’ambiente e gli animali, non c’era la sensibilità e l’informazione che c’è oggi nei confronti di questi temi. E questo va detto per non peccare d’ipocrisia. Con questo voglio dire che in un contesto socio-culturale così lontano come l’11 secolo, periodo storico in cui è nata, era quasi “normale” una pratica del genere. Ma oggi no. Ed è per questo che quello che sto per dirti ti farà sobbalzare dalla sedia. Gli ultimi due anni sono stati una miniera d’oro per le corride. Addirittura, il 2022 sembra essere l’anno della sua rinascita dopo la pandemia di coronavirus. Basta guardare il caso di Las Ventas, che  l’8 maggio di quest’anno ha ospitato la corrida inaugurale del più prestigioso festival spagnolo, San Isidro. 28 pomeriggi consecutivi di corride, per un totale di 178 tori uccisi. 178.

Il picador infilza il toro dietro il collo per indebolirlo
Il picador infilza il toro dietro il collo per indebolirlo

Nel 2019 in Spagna si sono svolte 1.425 corride (secondo le statistiche più recenti disponibili pubblicate dal Ministero della cultura). Ma non è niente in confronto a quest’anno. La segreteria generale del principale gruppo di società di corride ha dichiarato che rispetto al 2019 in Spagna a marzo si sono svolti il 60% di eventi in più, e in aprile il 100% in più.

A La Rioja quasi un milione di euro all’anno vengono spesi solo per i festival popolari delle corride, nei Paesi Baschi 300.000 euro.

È una pratica, inoltre, molto pericolosa. É di giugno l’ultimo episodio tragico ad El Espinal, in Colombia: dove sono crollati gli spalti di un'arena mentre era in corso una corrida, facendo cinque vittime e circa cinquecento feriti. Visto l'aumento di richiesta, la situazione sembra essere tutt'altro che in discesa.

I (Piccoli) progressi che non bastano più

La Corte Suprema nel maggio del 2016 ha vietato il torneo del Toro de la Vega ( in cui gli abitanti di Tordesillas, armati di lance, uccidono l’animale).

Torneo del Toro della Vega, Tordesillas

I biglietti per le corride sono stati esclusi da un programma che prevede buoni cultura da 400 euro per i giovani.

99 amministrazioni comunali spagnole rifiutano di ospitare i festival delle corride, da quanto emerge dai dati forniti dal CAS, (Comité Antitaurino).

Ma ancora non si parla di abolizione. Perché? Perché non conviene: agli allevatori spagnoli e al governo che sentirebbe la loro pressione e le resistenze dei tradizionalisti. Quello che è stato dichiarato più volte dalle autorità spagnole è che  la questione corrida meriterebbe un dibattito lungo e approfondito. Non sarà forse arrivata l’ora di iniziarlo?

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Polentona acquisita e curiosa instancabile. Sono a Milano dal 2016 e scrivo per passione da quando ho cinque anni. Amo il altro…