Terra di Tutti, l’impresa sociale che unisce economia circolare e inclusione lavorativa degli emarginati

Nata nel 2018 a Capannori, nel Lucchese, l’impresa sociale Terra di Tutti si occupa di realizzare nuovi prodotti da materiali di scarto, come vecchi jeans e ombrelli rotti. Ma il progetto è molto di più. Grazie all’incontro con la tradizione artiginale locale mira a far emergere le capacità manuali di persone che rischiano di rimanere relegate ai margini della società.
Federico Turrisi 10 Settembre 2020

Dare nuovo valore agli scarti. È questa la filosofia dell'economia circolare, lo sappiamo tutti. Quando un prodotto non è più utilizzabile, si recupera per quanto possibile il materiale di cui è costituito, inserendolo di nuovo nel circuito produttivo. In questo modo non solo si risparmiano soldi, ma si fa anche bene all'ambiente.

Ora, la parola "scarto" non dovrebbe essere mai associata a una persona. Eppure, nella società di oggi ci sono individui che, per svariati motivi sono relegati ai margini e non riescono a inserirsi all'interno del sistema produttivo e del tessuto sociale. Un esempio è rappresentato dai richiedenti asilo, che prima di integrarsi pienamente rimangono troppo a lungo in una sorta di limbo nel nostro Paese. Sono persone che vanno "recuperate", perché spesso portano con sé delle competenze e delle abilità che si possono sfruttare (nel senso buono del termine), ma che invece rischiano di rimanere inespresse.

"Noi pensiamo che l'artigianato, il lavoro manuale sia un linguaggio molto efficace per avvicinare le persone, anche di culture diverse, e per superare i pregiudizi. Questa è la scintilla da cui è nato il nostro progetto". A parlare è Tonja Pierallini, designer e coordinatrice artistica dell'impresa sociale Terra di Tutti, nata nel dicembre del 2018. Insieme a lei, in un capannone di Segromigno in Monte, una frazione di Capannori (in provincia di Lucca), lavorano in maniera continuativa due tirocinanti extracurriculari, Musa e Kalia, entrambi originari dell'Africa sub-sahariana. Qual è la loro missione? Trasformare materiali di scarto in nuovi prodotti.

Il laboratorio è diviso in tre aree: la sartoria, la stamperia e la falegnameria. Per ottenere la materia a cui ridare vita Terra di Tutti si affida principalmente a due canali. Il primo è il progetto Grossomodo di Lucca, che consiste in un centro di riuso creativo dove viene recuperato, prima che finisca in discarica, il materiale che le aziende tengono in giacenza da buttare via. Il secondo canale è Lillero – Il vero mercato del baratto, un'associazione sempre di Lucca che si occupa di recuperare gli oggetti usati lasciati in buono stato dai cittadini.

"Per esempio, ci interessa recuperare i materiali di scarto della fast fashion. Bene, i ragazzi del Lillero hanno un grande contenitore di jeans e ci forniscono la materia prima che poi noi tagliamo per realizzare borse, piccole pochette, astucci. Inoltre, i vecchi jeans vengono riutilizzati per sostenere un altro materiale che andiamo a recuperare, cioè le lenzuola".

Tra i prodotti che vengono ripensati ci sono anche gli ombrelli, quasi il simbolo di un bene poco durevole: costano poco, si rompono subito e finiscono in discarica. Però il tessuto si può riutilizzare. E così la sartoria di Terra di Tutti li fa diventare grembiuli o piccole sacche. Le carte da parati vengono invece convertite in quaderni rilegati a mano, e infine con tessuti naturali di recupero è possibile ricavare delle mascherine lavabili e riutilizzabili.

Il progetto è nato grazie al contributo della cooperativa sociale Odissea, sempre di Capannori, che si occupa di accoglienza e di integrazione degli immigrati sul territorio. "La fascia di popolazione su cui interveniamo fornendo supporto, servizi e strumenti per il reinserimento nella società è quella più debole e svantaggiata. Quindi accogliamo nelle nostre strutture non solo richiedenti asilo, ma anche donne con figli, persone con problematiche di tipo abitativo e via dicendo", spiega Silvia Barsi, vicepresidente di Odissea.

"L'obiettivo è puntare sul recupero di materiale di scarto valorizzando il saper fare delle persone che il sistema produttivo attuale tende a escludere. L'artigianato è un linguaggio universale: per fare un esempio, il sarto lucchese ha un sistema di produzione molto simile a quello di un sarto proveniente da un paese africano. Affiancando il lavoro di queste persone alla tradizione artigianale locale si viene a creare un dialogo, che arricchisce tutti e permette di superare diverse difficoltà", sottolinea Silvia.

Un concetto che anche Tonja tiene a sottolineare: "Il processo che porta alla costruzione dell'oggetto non viene da un'unica mente. È un percorso condiviso, in cui ognuno dà il suo contributo". Lavorare insieme – questo è indubbio – è un grande collante dal punto di vista delle relazioni umane. E per di più si svolge un'attività in chiave sostenibile. Già, perché l'attenzione all'aspetto ecologico del prodotto rimane un cardine di Terra di Tutti, tant'è che da circa un anno è attiva una collaborazione con il Laboratorio di Design per la Sostenibilità dell’Università di Firenze.

A poco a poco i prodotti rigenerati di Terra di Tutti hanno cominciato ad attirare l'attenzione del pubblico. Ma dove si possono acquistare? Un modo è andare direttamente nel loro capannone nel Lucchese. In alternativa, è possibile comprarli in alcuni negozi della città di Lucca con cui l'impresa sociale ha instaurato delle partnership. A breve è prevista anche l'apertura di uno shop online. Non ha alcuna intenzione di fermarsi questa realtà che fa del connubio tra riciclo creativo e inclusione sociale la sua ragione di esistere. Conoscere la storia che c'è dietro a certi oggetti li fa apprezzare ancora di più.

Foto di Federico Barattini