Tra Covid-19 e inquinamento dell’aria ci sarebbe un legame: altri due studi lo ipotizzano

Non si può ancora arrivare a una conclusione certa, perché la materia è complessa e necessita di ulteriori approfondimenti. Allo studio condotto dai ricercatori di Harvard si aggiungono una ricerca del Cnr e un documento redatto da diversi esperti di istituti emiliani e marchigiani: potrebbe esserci un collegamento tra l’esposizione prolungata agli inquinanti presenti nell’aria e una maggiore vulnerabilità al Covid-19.
Federico Turrisi 23 Aprile 2020

È vero che l'inquinamento atmosferico incide sulla diffusione e sulla mortalità dell'infezione da Covid-19 oppure no? Se ne discute da settimane. È tutt'altro che un'operazione semplice dare una risposta univoca alla domanda, ma la comunità scientifica continua a indagare. Se ricordi, ti avevamo parlato di un'importante ricerca realizzata dagli esperti della Harvard University Chan School of Public Health, in cui si mette in evidenza come alti livelli di inquinamento dell'aria sarebbero associati a un aumento delle probabilità di morire a causa del Covid-19.

Questo stesso tema è al centro di due recenti studi italiani. Il primo è stato condotto dai ricercatori dell'Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima ISAC-CNR di Roma e di Lecce ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Atmosphere. Sono state analizzate le attuali conoscenze scientifiche sull’interazione tra inquinamento dell’aria e Covid-19.

Partiamo dalla fine: i margini di incertezza sono ancora ampi. "La complessità dell'argomento lo rende lungi dall'essere risolto, molti aspetti della questione richiedono ulteriori approfondimenti con approcci multidisciplinari e competenze diverse. Queste domande sono insomma «open challenges» per le attuali attività di ricerca", si legge nel comunicato stampa del Cnr

Due i filoni di ricerca presi in considerazione di ricercatori: primo, capire qual è l’influenza dell’esposizione pregressa a inquinamento atmosferico sulla vulnerabilità al Covid-19, secondo, capire il possibile meccanismo di trasmissione del virus attraverso l'aria (il cosiddetto "airborne"). Ecco che cosa è emerso.

Sì, è plausibile – dicono gli scienziati – che la già avvenuta esposizione di lungo periodo all'inquinamento atmosferico possa portare in una determinata area a un aumento dei casi gravi di infezione da Covid-19. Deve però essere ancora valutato con precisione il peso dell'inquinamento rispetto ad altri fattori concomitanti.

Allo stesso modo, è plausibile che il coronavirus si trasmetta in aria. Tuttavia, non è ancora stato determinato quanto incida l'airborne rispetto ad altre forme di trasmissione quali il contatto diretto e il contatto indiretto tramite superfici contaminate. Per valutare correttamente questo meccanismo bisognerebbe poi distinguere tra ambienti interni (indoor) e ambienti esterni (outdoor), tenendo conto di alcuni parametri come le concentrazioni di virus in aria e il loro tempo di vita.

Le probabilità di trasmissione del virus in aria sembrano essere molto basse in ambienti outdoor

Gli studiosi sottolineano come per il tempo di vita si parla di circa un’ora in condizioni controllate di laboratorio, mentre in ambiente esterno il tempo potrebbero essere ridotto dall’influenza dei parametri meteorologici come temperatura, umidità e radiazione solare, che possono degradare la capacità infettiva del virus. Il che porta a concludere che la probabilità di trasmissione attraverso il meccanismo dell'airborne in outdoor sia molto bassa. Le probabilità aumentano in particolari ambienti outdoor, come gli ospedali o i mezzi pubblici. In questo caso, per ridurre il rischio, si consiglia di sanificare periodicamente gli ambienti, di cambiare spesso aria o comunque di dotarsi di sistemi di condizionamento con tecnologie appropriate.

Il secondo studio è rappresentato da un documento accademico, firmato da diversi esperti dell'Arpa Marche, dell'Arpae Emilia-Romagna, del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell'Università di Bologna e della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università Politecnica delle Marche. Il testo è stato depositato nel sistema informativo della rivista Epidemiologia & Prevenzione per essere sottoposto a peer review (revisione tra pari). Anche in questo caso, non si può parlare di studio definitivo, ma di contributo al dibattito scientifico sul tema della possibile interazione tra inquinamento e Covid-19.

Nel documento si afferma che il PM, ovvero il particolato, potrebbe svolgere più un ruolo di booster che di carrier nei confronti di un'infezione respiratoria come quella provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. Che cosa vuol dire? È probabile non tanto che le polveri sottili costituiscano il mezzo di trasmissione del virus nell'aria, quanto piuttosto che l'esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici contribuirebbe ad aggravare il quadro clinico in caso di infezione.

Fonte | "Does Air Pollution Influence COVID-19 Outbreaks?" pubblicato su Atmosphere il 13 aprile 2020.