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9 Giugno 2026
10:56

Trasparenza salariale in Italia: come cambia il lavoro con il Decreto Legislativo n. 96/2026

Questa riforma punta a modificare radicalmente i rapporti professionali, non solo tra dipendenti e datori di lavoro, ma anche tra gli stessi colleghi di ufficio. L'obiettivo principale? Abbattere il gender pay gap (il divario retributivo di genere) e garantire parità di trattamento a parità di mansioni.

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Trasparenza salariale in Italia: come cambia il lavoro con il Decreto Legislativo n. 96/2026

Una vera e propria rivoluzione nel mondo del lavoro italiano prende ufficialmente il via. Il Decreto Legislativo n. 96/2026, che recepisce la direttiva europea 2023/970, introduce l'obbligo di trasparenza salariale in Italia.

Questa riforma punta a modificare radicalmente i rapporti professionali, non solo tra dipendenti e datori di lavoro, ma anche tra gli stessi colleghi di ufficio. L'obiettivo principale? Abbattere il gender pay gap (il divario retributivo di genere) e garantire parità di trattamento a parità di mansioni.

Direttiva UE 2023/970: addio al segreto sulla busta paga

La normativa europea nasce per rispondere a un problema ancora troppo diffuso nei Paesi dell'Unione: la disparità salariale tra uomini e donne. Con il recepimento del decreto da parte dell'Italia, il principio del "segreto sul salario" decade definitivamente.

I lavoratori acquisiranno maggiore consapevolezza del proprio valore economico sul mercato, rendendo di fatto ingiustificata e sanzionabile qualsiasi discriminazione retributiva.

Come conoscere lo stipendio medio dei colleghi: la procedura

La novità che sta facendo più discutere riguarda la possibilità di conoscere il livello retributivo dei propri colleghi. L'articolo 7 del decreto stabilisce regole chiare su come richiedere queste informazioni:

Richiesta scritta: Ogni lavoratore può richiedere formalmente al proprio datore di lavoro i dati sulla retribuzione media, suddivisa per genere, dei colleghi che svolgono la stessa mansione o un lavoro di pari valore.

Frequenza: La richiesta può essere presentata al massimo una volta all'anno.

Tempistiche di risposta: L'azienda ha l'obbligo di rispondere entro e non oltre due mesi dalla ricezione della domanda.

Niente più clausole di riservatezza: I datori di lavoro non potranno più inserire nei contratti il divieto di parlare del proprio stipendio. I dipendenti sono liberi di confrontarsi apertamente sulle proprie buste paga.

Nota per le aziende: Per evitare la gestione di singole richieste continue, i titolari possono scegliere di pubblicare proattivamente i dati salariali medi sulle piattaforme della intranet aziendale.

Nuovi obblighi per gli annunci di lavoro e i colloqui di selezione

La trasparenza salariale impatta fortemente anche sulle strategie di recruiting e sulle fasi di selezione del personale. Ecco cosa cambia per chi cerca lavoro e per chi assume:

RAL obbligatoria negli annunci: Da oggi, ogni annuncio di lavoro dovrà indicare esplicitamente la retribuzione iniziale prevista per il ruolo o, in alternativa, la RAL (Retribuzione Annuale Lorda) di partenza.

Stop alle domande sul passato retributivo: Durante i colloqui di selezione, i recruiter non potranno più chiedere informazioni sullo stipendio percepito nell'attuale o nei precedenti rapporti di lavoro (nemmeno in modo indiretto).

Annunci di lavoro neutri: Tutte le offerte dovranno essere scritte senza alcuna specificazione di genere, eliminando riferimenti espliciti a profili esclusivamente maschili o femminili.

Gender Pay Gap: scattano i controlli per le aziende con oltre 100 dipendenti

La legge introduce un calendario stringente per le imprese medio-grandi, che avranno l'obbligo di comunicare periodicamente i dati sul divario retributivo di genere.

Dimensioni AziendaFrequenza della ComunicazioneDecorrenza ObbligoOltre 250 dipendentiAnnualeDal 1° giugno 2027Tra 150 e 250 dipendentiTriennaleDal 1° giugno 2027Tra 100 e 149 dipendentiTriennaleDal 2031Meno di 100 dipendentiFacoltativaNessun obbligoCosa succede se il divario supera il 5%?

Se dall'analisi dei dati trasmessi emerge un divario sal

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ariale tra uomini e donne superiore al 5% (non giustificato da criteri oggettivi e neutri), l'azienda sarà obbligata ad avviare una "valutazione congiunta" in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori. Questo tavolo di lavoro servirà a individuare le cause dello squilibrio e a pianificare immediate misure correttive.

Sanzioni fino a 50.000 euro per chi viola la trasparenza salariale

Per garantire il rispetto delle nuove regole, il decreto legislativo italiano ha previsto un severo apparato sanzionatorio. Le aziende che non si adegueranno agli obblighi di trasparenza, o che non correggeranno i divari ingiustificati, rischiano sanzioni amministrative che possono raggiungere i 50.000 euro, graduate in base alla gravità della violazione e alle dimensioni dell'impresa.

A vigilare sulla corretta applicazione della normativa sarà un apposito organismo di monitoraggio istituito a livello nazionale.