Trentino, orso aggredisce padre e figlio: firmata l’ordinanza di abbattimento, ma il ministro Costa non ci sta

Il 22 giugno un orso ha aggredito due persone che camminavano nel bosco e il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha firmato l’ordinanza di abbattimento dell’esemplare. Si riapre così l’eterno dibattito sulla possibilità di convivenza tra uomo e plantigradi nel territorio Trentino.
Sara Del Dot 26 giugno 2020

È inevitabile, la storia si ripete. E purtroppo non si tratta di una favola di Esopo. Il protagonista è sempre l’orso, questa volta un esemplare non ancora identificato, che con grande probabilità presto verrà abbattuto per aver aggredito due persone lo scorso 22 giugno. Un finale ben diverso da quello del video che, poco tempo prima, aveva immortalato un bambino camminare tranquillo con l’orso alle spalle, poi allontanatosi da solo.

Cosa è successo

Questa volta a camminare erano Fabio e Christian Misseroni, due cacciatori, padre e figlio, in un bosco sul monte Peller, località Torosi, val di Non. Secondo il loro racconto, si erano allontanati dal sentiero per una decina di minuti all’improvviso sono stati aggrediti da un esemplare di orso bruno. Prima il figlio, gettato a terra e ferito a una gamba, poi il padre accorso in suo aiuto. Entrambi sono stati portati all'ospedale di Cles riportando ferite e contusioni e i loro vestiti sono stati presi dalla Forestale per essere analizzati e identificare l'esemplare attraverso il DNA.

La vicenda ha naturalmente riaperto il dibattito sempre acceso sulla convivenza tra uomo e orso nei boschi del Trentino. Gli avvistamenti sono sempre più frequenti (come testimoniano i vari video che circolano in rete) anche a causa del fatto che gli esemplari tendono ad avvicinarsi sempre di più ai centri abitati (complice anche il lockdown). Inoltre sembra che la popolazione di orsi sul territorio sia in costante crescita e potrebbe presto raggiungere cifre eccessive per una corretta gestione del plantigrado.

L’ordinanza di abbattimento

E questo è uno degli elementi maggiormente branditi dal Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che, nonostante la contrarietà degli stessi aggrediti ha firmato l’ordinanza di abbattimento dell’esemplare, non ancora identificato. Nel corso di una recente conferenza stampa, infatti, il presidente ha voluto sottolineare il fatto che “in Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari a cui si aggiungono i nuovi cuccioli. Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell'orso con l'uomo.” Sembra quindi che a questo orso ancora senza nome andrà ancora peggio che a M49, che al momento si trova in buona salute nel centro Casteller.

La reazione degli ambientalisti

Naturalmente, non tutti sono d’accordo con questo punto di vista, che vede la necessità di abbattimento dell’orso in quanto pericolo per l’uomo. In primis perché, come sottolineano le associazioni ambientaliste e lo stesso ministro dell’Ambiente, il bosco è la casa dell’orso, non ha a disposizione habitat alternativi e in quel momento si trovava dove avrebbe dovuto e potuto trovarsi. In secondo luogo, perché la soluzione a un problema che si ripeterà, eccome se si ripeterà, non può essere quella dell’uccisione di tutti gli esemplari che possono rappresentare un rischio, magari femmine con cuccioli (vedi Daniza).

Così le associazioni ambientaliste hanno reagito, sottolineando l’insensatezza della decisione.

A partire dall’Oipa, che ha lanciato una petizione su Change.org per impedire l’ordinanza di abbattimento orsi in Trentino dichiarando inoltre che si rivolgerà al Tar.

Una petizione è stata lanciata anche dal WWF, che chiede di bloccare questi provvedimenti automatici di uccisione, lanciati quando ancora non si sa per certo cosa è accaduto.

Anche la LAV (Lega anti vivisezione) non si è tirata indietro, chiedendo di accertare le dinamiche e i fatti realmente accaduti prima di procedere all’ennesima ordinanza spara-orso.

A prendere posizione anche la Lega del Cane

E l’Enpa

Anche Alessandro Gassman, la cui sensibilità sui temi ambientali è ben nota, ha dedicato un post (poi ritwittato dal Ministro Costa) a ciò che sta accadendo, esprimendo una ferrea posizione basata sul paradosso della pericolosità dell'orso contrapposta a quella dell'uomo nei confronti dell'ambiente.

Il Ministro Costa vuole impugnare l’ordinanza

Come nel caso precedente dell’esemplare M49, Sergio Costa ha espresso pubblicamente la propria contrarietà a cattura e uccisione dell’animale. Il Ministro ha scritto una lunga lettera al presidente della Provincia autonoma informandolo di essere in fase di valutazione dei presupporti giuridici per un'impugnazione dell'ordinanza, e che solo dopo un accertamento dell'accaduto potrebbero essere presi provvedimenti che in nessun caso dovrebbero tradursi in abbattimento.

"Comprendo la preoccupazione della cittadinanza – ha spiegato il Ministro – ma ritengo necessario ricostruire bene l'accaduto attraverso una dettagliata relazione tecnica, considerato anche che questi episodi sono estremamente rari in Italia". Prosegue poi segnalando la necessità di "individuare con estrema certezza l'esemplare coinvolto nella vicenda in quanto, se responsabile dell'aggressione fosse una femmina con cuccioli, si potrebbe fornire una plausibile interpretazione etologica dell'episodio: un'orsa che cerca di allontanare una minaccia per i propri cuccioli, se spaventata, potrebbe reagire con naturale aggressività. È un atteggiamento insito in qualsiasi specie animale quello di difendere la prole nel proprio habitat".

A queste parole, Fugatti ha ribadito che la sua ordinanza è stata firmata per ragioni di pubblica sicurezza e che "le posizioni del ministro Sergio Costa non saranno ragione di conflitto istituzionale", concludendo poi con "La lettera di Costa, ad ogni modo, si riferisce alla necessità di conciliare la pubblica incolumità alla salvaguardia delle specie selvatiche."